"RESTIAMO UMANI CON VIK A BRUXELLES"
Rassemblement à la mémoire de Vittorio Arrigoni
Venerdì 22 aprile 2011, ore 21:00
Place de la Bourse, Bruxelles




À la mémoire de Vittorio Arrigoni Utopia

Dedicated to Vik ♥ you are not dead ♥ Martyrs don't ever die ♥

NOW THERE ARE COMING MILLIONS OF VITTORIOS ♥


Besana (Italia), 4 febbraio 1975 - Gaza (Palestina), 15 aprile 2011





Video: "Bella Ciao" per il Partigiano Vittorio Arrigoni

Articolo: "Hommage émouvant à Vittorio, à Bruxelles, hier soir (Nadine Rosa-Rosso)



Dal libro di Vittorio Arrigoni: "Gaza - Restiamo umani"


Guernica in Gaza

27 dicembre 2008

    Il mio appartamento di Gaza dà sul mare. Ha u
na vista panoramica che mi ha sempre riconciliato il morale, anche quand'ero affranto per la miseria a cui è costretta una vita sotto assedio. Prima di stamattina. Quando dalla mia finestra si è affacciato l'inferno.

    Ci svegliati sotto le bombe oggi a Gaza, e molte sono cadute a poche centinaia di metri da casa mia. E molti miei amici, ci sono rimasti sotto.
    Siamo a 210 morti accertati finora, ma il bilancio è destinato a crescere.
Una strage senza precedenti. Hanno spianato il porto e raso al suolo le centrali di polizia.
    Mi riferiscono che i media occidentali hanno digerito e ripetono a memoria i comunicati diramati dai militari israeliani secondo i quali gli attacchi avrebbero colpito chirurgicamente solo le basi terroristiche di Hamas.
    In realtà visitando l'ospedale di Al Shifa, il principale di Gaza City, abbiamo visto dei corpi distesi nel cortile - alcuni in attesa di cure, la maggior parte degni di sepoltura - decine di civili.
    Avete presente Gaza? Ogni casa è arroccata sull’altra, ciascun edificio è posato sull'altro. Gaza è il posto al mondo a più alta densità abitativa, per cui se bombardi a diecimila metri di altezza è inevitabile che tu faccia una strage di civili. Ne sei coscente e colpevole,
 non si tratta di errore, di danni collaterali. Così, bombardando la caserma di polizia di Al Abbas, in pieno centro, è rimasta coinvolta nelle esplosioni anche la scuola elementare lì a fianco. Era la fine delle lezioni e i bambini erano già in strada, decine di grembiulini azzurri svolazzanti si sono macchiati di sangue.
    Durante l'attacco alla scuola di polizia Dair Al Balah, si sono registrati morti e feriti nel suq vicino, il mercato centrale di Gaza.
Abbiamo visto corpi di animali e di uomini mescolare  il loro sangue in rivoli che scorrevano lungo l'asfalto. Una Guernica fuoriuscita dalla tela per trasfigurarsi nella realtà.
    Ho visto molti cadaveri in divisa nei vari ospedali che ho visitato. Molti di quei ragazzi li conoscevo. Li salutavo tutti i giorni sulla strada per il porto, o la sera per camminando verso i caffè del centro. Diversi li conoscevo per nome. Un nome, una storia, una famiglia mutilata.
    La maggior parte erano giovani, sui diciotto vent'anni,
per lo più  non schierati né con Fatah né Hamas: semplicemente si erano arruolati in polizia una volta finita l'università, alla ricerca di un posto di lavoro sicuro in una Gaza che sotto il criminale assedio israeliano vede più del 60% della popolazione disoccupata. Mi disinteresso della propaganda, lascio parlare i miei occhi, le mie orecchie tese allo stridìo delle sirene e ai boati del tritolo.
    Non ho visto terroristi fra le vittime, ma solo civili e poliziotti. Soltanto il giorno prima li prendevo in giro per come si erano imbacuccati per ripararsi dal freddo
.
    Vorrei che almeno la verità donasse giustizia a queste morti.
    Non hanno mai sparato un colpo verso Israele, né mai lo avrebbero fatto, perché non era quella la loro mansione. Si occupavano di dirigere il traffico e della sicurezza interna, 
tanto più che al porto siamo ben distanti dai confini israeliani.
    Ho una videocamera con me ma ho scoperto oggi di essere un pessimo cameraman, non riesco a riprendere i corpi maciullati e i volti in lacrime. Non ce la faccio. Non riesco perché piango anche io. Sono andato a donare il sangue all'ospedale Al Shifa, insieme agli altri dell'International solidarity movement (Ism). E lì abbiamo ricevuto la telefonata: Sara, una nostra cara amica, è rimasta uccisa da un frammento di esplosivo vicino alla sua abitazione nel campo profughi di Jabalia. Una persona dolce, un'anima solare, era uscita per comprare il pane per la sua famiglia. Lascia 13 figli.
    Poco fa mi ha chiamato da Cipro Tofiq.
    Tofiq è uno dei fortunati studenti palestinesi che grazie alle nostre barche del Free Gaza Movement è riuscito a lasciare l'immensa prigione a cielo aperto della Striscia e a rifarsi una vita altrove. Mi ha chiesto se ero andato a trovare suo zio e se l’avevo salutato da parte sua, come gli avevo promesso. Titubante mi sono scusato perchè non avevo ancora trovato il tempo.
    Troppo tardi, è rimasto sotto alle macerie del porto insieme a tanti altri.
    Da Israele giunge una minaccia terribile: questo è solo il primo giorno di una campagna di bombardamenti che potrebbe protrarsi per due settimane. Faranno il deserto e lo chiameranno pace.
Il silenzio del "mondo civile" è molto più assordante delle esplosioni che ricoprono la città come un sudario di terrore e morte.
    Restiamo umani.


http://guerrillaradio.iobloggo.com/1756/gaza-le-fabbriche-degli-angeli




Articoli di Vittorio Arrigoni: Guerrilla Radio - Facebook pagina, profilo 1, profilo 2 - Il Manifesto - PeaceReporter

The Free Gaza Movement - International Solidarity Movement - ISM-Italia



Di Egidia Beretta, madre di Vittorio Arrigoni (Il Manifesto)

Vittorio, mai vivo come ora

Bisogna morire per diventare un eroe, per avere la prima pagina dei giornali, per avere le tv fuori di casa, bisogna morire per restare umani? Mi torna alla mente il Vittorio del Natale 2005, imprigionato nel carcere dell'aeroporto Ben Gurion, le cicatrici dei manettoni che gli hanno segato i polsi, i contatti negati con il consolato, il processo farsa. E la Pasqua dello stesso anno quando, alla frontiera giordana subito dopo il ponte di Allenbay, la polizia israeliana lo bloccò per impedirgli di entrare in Israele, lo caricò su un bus e in sette, una era una poliziotta, lo picchiarono «con arte», senza lasciare segni esteriori, da veri professionisti qual sono, scaraventandolo poi a terra e lanciandogli sul viso, come ultimo sfregio, i capelli strappatagli con i loro potenti anfibi.
Vittorio era un indesiderato in Israele. Troppo sovversivo, per aver manifestato con l'amico Gabriele l'anno prima con le donne e gli uomini nel villaggio di Budrus contro il muro della vergogna, insegnando e cantando insieme il nostro più bel canto partigiano: «O bella ciao, ciao...»
.
Non vidi allora televisioni, nemmeno quando, nell'autunno 2008, un commando assalì il peschereccio al largo di Rafah, in acque palestinesi e Vittorio fu rinchiuso a Ramle e poi rispedito a casa in tuta e ciabatte. Certo, ora non posso che ringraziare la stampa e la tv che ci hanno avvicinato con garbo, che hanno «presidiato» la nostra casa con riguardo, senza eccessi e mi hanno dato l'occasione per parlare di Vittorio e delle sue scelte ideali.

Questo figlio perduto, ma così vivo come forse non lo è stato mai, che come il seme che nella terra marcisce e muore, darà frutti rigogliosi. Lo vedo e lo sento già dalle parole degli amici, soprattutto dei giovani, alcuni vicini, altri lontanissimi che attraverso Vittorio hanno conosciuto e capito, tanto più ora, come si può dare un senso ad «Utopia», come la sete di giustizia e di pace, la fratellanza e la solidarietà abbiano ancora cittadinanza e che, come diceva Vittorio, «la Palestina può anche essere fuori dell'uscio di casa». Eravamo lontani con Vittorio, ma più che mai vicini. Come ora, con la sua presenza viva che ingigantisce di ora in ora, come un vento che da Gaza, dal suo amato mar Mediterraneo, soffiando impetuoso ci consegni le sue speranze e il suo amore per i senza voce, per i deboli, per gli oppressi, passandoci il testimone. Restiamo umani.

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Vittorio Arrigoni, Onadekom - Calling you (Chiamandoti) - DARG Team, Gaza 2011



Enzo Apicella per Vittorio Arrigoni:

Zambon Verlag: "Gaza - Mensch bleiben" e con Vittorio Arrigoni a Francoforte




Per il popolo palestinese, contro l'aggressione e i massacri israeliani a Gaza