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![]() À la mémoire de Vittorio Arrigoni Utopia Dedicated to Vik ♥ you are not dead ♥ Martyrs don't ever die ♥ NOW THERE ARE COMING MILLIONS OF VITTORIOS ♥Besana (Italia), 4 febbraio 1975 - Gaza (Palestina), 15 aprile 2011 |
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Ci
svegliati sotto
le
bombe
oggi
a
Gaza,
e
molte
sono
cadute
a
poche
centinaia di metri da casa mia. E molti miei amici, ci sono rimasti
sotto.
Siamo a 210 morti accertati finora, ma il
bilancio è
destinato a crescere. Una
strage
senza
precedenti.
Hanno
spianato
il
porto
e
raso
al
suolo
le
centrali
di
polizia.
Mi
riferiscono che i media occidentali hanno digerito e ripetono a
memoria i comunicati diramati dai militari israeliani secondo
i
quali gli attacchi avrebbero colpito chirurgicamente solo le
basi
terroristiche di Hamas.
In
realtà visitando l'ospedale di Al Shifa, il principale di Gaza
City,
abbiamo visto dei corpi distesi nel cortile - alcuni in
attesa di cure, la maggior parte degni di sepoltura - decine di civili.
Avete presente Gaza? Ogni
casa è arroccata sull’altra, ciascun edificio è posato
sull'altro. Gaza è
il posto al mondo a più alta densità abitativa, per cui
se bombardi a
diecimila metri di altezza è inevitabile che tu faccia una
strage di
civili. Ne sei coscente e colpevole, non
si
tratta
di
errore,
di
danni
collaterali.
Così,
bombardando
la
caserma
di
polizia
di Al Abbas, in pieno centro, è rimasta
coinvolta nelle esplosioni anche la scuola elementare lì a
fianco. Era la fine delle lezioni e i bambini erano già in
strada, decine di grembiulini azzurri svolazzanti si sono macchiati di
sangue.
Durante l'attacco alla scuola di polizia Dair Al
Balah, si sono
registrati morti e feriti
nel suq vicino, il mercato
centrale di Gaza. Abbiamo
visto
corpi
di
animali
e
di
uomini
mescolare il
loro sangue in rivoli che scorrevano lungo l'asfalto. Una Guernica
fuoriuscita dalla tela per trasfigurarsi nella realtà.
Ho
visto molti cadaveri in divisa nei vari ospedali che ho visitato. Molti
di quei ragazzi li conoscevo. Li salutavo tutti i giorni sulla
strada per il porto, o la sera per camminando
verso i caffè del centro. Diversi li conoscevo per nome. Un
nome, una storia, una famiglia mutilata.
La maggior parte erano giovani,
sui diciotto vent'anni, per
lo
più
non
schierati né con Fatah né Hamas: semplicemente
si erano
arruolati in polizia una volta finita l'università, alla ricerca
di un
posto di lavoro sicuro in una Gaza che sotto il
criminale assedio israeliano vede
più del 60% della popolazione disoccupata. Mi
disinteresso della propaganda, lascio parlare i miei occhi, le mie
orecchie tese allo stridìo delle sirene e ai boati del tritolo.
Non ho visto terroristi fra le vittime, ma solo
civili e poliziotti.
Soltanto il giorno prima li prendevo in giro per come si erano
imbacuccati per ripararsi dal freddo.
Vorrei che almeno la verità donasse giustizia
a queste morti.
Non
hanno mai sparato un colpo verso Israele, né mai lo avrebbero
fatto,
perché non era quella la loro mansione. Si occupavano di
dirigere il traffico e
della sicurezza interna, tanto
più
che
al
porto
siamo
ben
distanti
dai
confini
israeliani.
Ho una videocamera con me ma ho scoperto oggi di
essere un pessimo
cameraman, non riesco a riprendere i corpi maciullati e i volti in
lacrime. Non ce la faccio. Non riesco perché piango anche io.
Sono andato a donare il sangue all'ospedale
Al Shifa, insieme agli altri dell'International solidarity movement
(Ism). E lì abbiamo ricevuto la telefonata: Sara, una
nostra cara amica, è rimasta uccisa da un frammento di esplosivo
vicino alla sua abitazione nel campo profughi di Jabalia.
Una persona dolce, un'anima solare, era uscita per comprare il pane
per la sua famiglia. Lascia 13 figli.
Poco fa mi ha chiamato da Cipro Tofiq.
Tofiq
è uno dei fortunati studenti palestinesi che grazie alle nostre
barche
del Free Gaza Movement è riuscito a lasciare l'immensa prigione
a cielo aperto della Striscia e a rifarsi una vita altrove. Mi ha
chiesto se ero andato
a trovare suo zio e se l’avevo salutato da parte sua, come gli avevo
promesso. Titubante mi sono scusato perchè non avevo ancora
trovato il
tempo.
Troppo tardi, è rimasto sotto alle macerie
del porto insieme a
tanti altri.
Da
Israele giunge una minaccia terribile: questo è solo il primo
giorno
di una campagna di bombardamenti che potrebbe protrarsi per due
settimane. Faranno il deserto e lo chiameranno pace.
Il
silenzio
del
"mondo
civile"
è
molto
più
assordante delle
esplosioni
che
ricoprono
la
città
come
un
sudario di terrore e morte.
Restiamo umani.
http://guerrillaradio.iobloggo.com/1756/gaza-le-fabbriche-degli-angeli