Un clima da nuova guerra fredda all’insegna del gas e della lotta alle conquiste sociali

di Andrea Albertazzi (Bruxelles)

C’è chi ha sostenuto, a partire dalle prime avvisaglie della cosiddetta “crisi ucraina”, che dietro alle manifestazioni (più o meno violente) di Kiev ci fosse molto di più e che la partita geopolotica che si sta giocando dietro alle quinte è ben più grande ed importante di quanto i media occidentali ci mostrano con la loro propaganda.

Costoro sono stati ignorati o etichettati come complottisti, filorussi, comunisti, nostalgici da guerra fredda dai commentatori che – nel processo di lavaggio del cervello quotidiano della popolazione cui assistiamo da anni – si sono dati da fare per dare una “informazione” parziale, superificiale, ipocrita se non falsa di quanto accade in Ucraina.

Invece c’è chi ha detto e ripetuto che dietro a quello che sta accadendo in Ucraina uno dei fattori fondamentali è l’approviggionamento del gas russo all’Ucraina, ma soprattutto all’Unione Europea. Questa faccenda del gas è emersa più di una volta negli ultimi anni ed è stato un elemento importantissimo delle relazioni russo-ucraine nel dopo ‘91. A più riprese negoziati ed accordi si sono susseguiti tra i due paesi per da una parte assicurare il passaggio del gas russo verso l’Europa occidentale attraverso i gasdotti in territorio ucraino e dall’altra garantire riduzioni considerevoli sul prezzo del gas aquistato dall’Ucraina stessa. Gli eventi recenti in Ucraina stravolgono evidentemente questo assetto e nuovi orizzonti si preparano. Volendosi limitare ad analizzare la dimensione energetica di questa crisi, l’Europa deve fare i conti con l’assicurare ai propri cittadini (che altrimenti punirebbero i propri politici che li hanno condotti in questa situazione) abbastanza gas per riscaldare le proprie case. Se quindi il gas russo oggi risponde, più o meno, ad un terzo del fabbisogno europeo, fonti alternative debbono essere trovate. E così come si può essere certi che che questa crisi ucraina non è certo il frutto dell’improvvisazione ma è stata minuziosamente preparata in stanze cui i “comuni mortali” non hanno accesso, si può essere altrettanto certi che questo problema è stato preso in dovuta considerazione e che si è già pensato a possibili soluzioni. I “complottisti” di cui sopra lo dicono da un po’: gli Stati Uniti sono pronti a vendere all’Europa il proprio gas. Come? Non attraverso improbabili gasdotti che attraversano l’Atlantico, ma attraverso l’estrazione di gas in territorio statunitense e il trasporto via nave in forma liquida fino alle coste europee dove il gas verrebbe ritrasformato in forma gassosa attraverso dei rigassificatori per poi essere immesso nella rete. Per dimostrare che tutto ciò non è frutto della fantasia è bastato aspettare la visita di Obama a Bruxelles il 26 Marzo, dove si è parlato di Ucraina (e tra l’altro dell’aumento delle forze NATO nei paesi limitrofi alla Russia) e soprattutto dell’accordo di partnership translatico sul commercio e sugli investimenti (il cosiddetto TTIP). Obama stesso ci è venuto in aiuto a capire la situazione dichiarando a noi europei «quando avremo l'accordo di libero commercio l'export del gas americano sarà più semplice» e «Il nostro gas vi aiuterà a non dipendere da Mosca». Più chiaro di così si muore. Ma che cosa è in effetti questo TTIP, questo accordo sul libero commercio? Si tratta di un accordo, non ancora siglato, le cui negoziazioni sono condotte in segreto tra la Commissione Europea e l’amministrazione USA e dietro agli obiettivi dichiarati di facilitare il commercio tra i due blocchi si nascondono norme insidiosissime. Il TTIP prevede nei fatti, stando alle informazioni trapelate, la deregolamentazione, la liberalizzazione dei servizi pubblici e addirittura la creazione di un tribunale speciale nel quale le multinazionali potranno citare gli Stati nel momento in cui la legislazione di quel paese rappresentasse una “barriera al libero commercio”. Quale legislazione si intenda qui è facile intuirlo: la legislazione sociale, la legislazione a protezione dei diritti dei lavoratori, i diritti sindacali, etc... In altre parole questo TTIP vuole essere una maniera ulteriore per distruggere l’acquis sociale Europeo e per dare la possibilità alle multinazionali americane di fare affari seguendo le loro regole, citando in giudizio perfino degli Stati e bypassando la giustizia ordinaria. Come si vede quindi il quadro è ben più complesso di quanto possa sembrare guardando i telegiornali italiani: siamo di fronte ad una accelerazione evidente dei cambiamenti geopolitici mondiali e – se mai ce ne fosse bisogno - abbiamo una ulteriore conferma di quanto sia l’economia a condurre tutti i processi politici. Una crisi ucraina, che appare sempre più essere la punta dell’iceberg, preparata e fatta detonare a regola d’arte pone l’Europa di fronte all’esigenza di concludere il prima possibile un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti per assicurarsi la continuità nell’approvigionamento del gas senza tenere in considerazione i costi sociali che ciò avrà. E ovviamente l’Europa invece che tentare di ritagliarsi un ruolo più autonomo e aprire negoziati indipendenti con la Russia, si accoda in modo anche patetico agli Stati Uniti in questo clima da nuova guerra fredda.
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