Nonostante il peso delle ombre, Restiamo Umani.

di Yasmina Kamal pubblicato su www.aurorainrete.org

È difficile riuscire ad immaginare quello che rappresenta per un popolo intero pensare all’indipendenza della propria terra come ad una meta costantemente confinata ad un lontano orizzonte, segnata da più di 60 anni di lotta. Eppure di fronte all’ingiustizia protrattasi sulla Palestina, quell’orizzonte è stato condiviso da persone che pur non appartenenti al suo popolo hanno cominciato a conoscerne le sofferenze e a fare propria la sua resistenza. A credere in quello che negli anni si è delineato come un sogno dai contorni spesso irraggiungibili e a cercare di conservare quanto possibile intatta la propria umana sensibilità. Tra queste persone un ragazzo di ventisette anni ha dato un senso assoluto alla speranza di vedere l’utopia realizzata. Dalle colline della Brianza, un percorso di volontariato con diverse organizzazioni non governative ha portato Vittorio Arrigoni in Europa orientale, in Perù e in Africa, poi nel cuore della realtà palestinese dei campi profughi in Libano e in Cisgiordania. Nel 2003, a Nablus, nel campo profughi di Balata, Vittorio incontra per la prima volta i volontari dell’ International Solidarity Movement (ISM), movimento fondato nel 2001 per sostenere con metodi non violenti la resistenza civile palestinese. Diventato membro dell’ISM, Vittorio vive accanto al popolo palestinese e documenta i soprusi ripetuti dalle forze armate israeliane. Nel 2005 viene fermato al confine con la Giordania e brutalmente espulso. Diventa persona non gradita allo stato di Israele, con il divieto di entrare nei territori palestinesi. Ma nell’agosto 2008, raggiunge la Striscia di Gaza a bordo di una delle fragili imbarcazioni del Freedom Gaza Movement, coalizione internazionale nata con l’obiettivo di rompere l’assedio israeliano su Gaza e di portarvi aiuti umanitari. Il giorno in cui Vittorio cammina per la prima volta nel porto di Gaza è uno dei più felici della sua vita e decide di rimanervi come attivista per i diritti umani. Nel dicembre 2008, Israele lancia l’offensiva militare Piombo Fuso bombardando Gaza per 22 giorni, facendo uso di armi vietate dalla Convenzione di Ginevra, mietendo più di 1400 vittime, di cui 400 bambini, e più di 5000 feriti. Vittorio rifiuta di essere evacuato. I suoi occhi seguiranno quelle giornate di terrore al fianco dei paramedici palestinesi, cercando di soccorrere la popolazione, facendo da scudo umano sulle ambulanze che l’esercito israeliano prende subito di mira così come gli ospedali, le scuole, i depositi delle Nazioni Unite. Lo strazio che gli occhi di Vittorio assorbono in quei giorni di “incubi a occhi aperti” si fa testimonianza nei suoi resoconti quotidiani per Il Manifesto e pubblicati sul suo blog Guerrilla Radio. Questi reportages, uniche cronache dirette dell’inferno vissuto dalla popolazione di Gaza, assediata e isolata in una prigione a cielo aperto , saranno riuniti in un volume Gaza. Restiamo umani, pubblicato con Manifestolibri nel 2009, poi tradotto in francese, inglese, tedesco e spagnolo. Parole di denuncia intrise di dolore e rabbia, racconti scanditi dall’esortazione che darà il suo titolo al libro e con la quale Vittorio firma tutti i suoi testi, “restiamo umani”, il suo “invito a ricordarsi della natura dell’uomo” . L’unica speranza rimane infatti quella di riuscire a scuotere l’indifferenza del “mondo civile”, muto testimone dell’orrore di quei 22 giorni, di tentare di risvegliarne l’umanità assopita: Solo sfogliare questo libro potrebbe risultare pericoloso, sono infatti pagine nocive, imbrattate di sangue, impregnate di fosforo bianco, taglienti di schegge d’esplosivo. Se letto nella quiete delle vostre camere da letto rimbomberanno i muri delle nostre urla di terrore, e mi preoccupo per le pareti dei vostri cuori che conosco come non ancora insonorizzate dal dolore.Mettete quel volume al sicuro, vicino alla portata dei bambini, di modo che possano sapere sin da subito di un mondo a loro poco distante, dove l’indifferenza e il razzismo fanno a pezzi loro coetanei

come fossero bambole di pezza.In modo tale che possano vaccinarsi già in età precoce contro questa epidemia di violenza verso il diverso e ignavia dinnanzi all’ingiustizia. Per un domani poter restare umani. Vittorio non ha lasciato Gaza dopo i bombardamenti, è rimasto accanto ai sopravvissuti e ha documentato con i suoi racconti ed i suoi video il dramma della popolazione di Gaza, accompagnando i contadini e i pescatori costantemente presi di mira dai cecchini israeliani. Fino a quel terribile aprile di un anno fa in cui Vittorio viene rapito ed ucciso da un presunto gruppo di militanti salafiti in circostanze tuttora oscure. Da allora, il dolore di parenti e amici non si è mai alleviato, ma è diventato una spinta ulteriore verso la difesa della causa che animava Vittorio. Un gruppo di ragazzi organizza in poche settimane un viaggio a Gaza: il Convoglio Restiamo Umani attraversa il confine di Rafah a maggio 2011 e ripercorre il sentiero tracciato da Vittorio lungo la Striscia. L’associazione Azione Sperimentale decide di dar vita a un progetto al quale Vittorio avrebbe dovuto partecipare: l’organizzazione di letture pubbliche di Gaza. Restiamo umani. Ne amplia la portata invitando 19 personalità come Stéphane Hessel, Ilan Pappé, Moni Ovadia, Norman Finkelstein, Mairead Maguire, Huwaida Arraf, a leggere ognuna un capitolo del libro. Nasce così il Reading Movie Restiamo Umani, realizzato da Fulvio A. T. Renzi, Luca Incorvaia, Giorgio Scola e Tommaso Melideo, patrocinato da diverse associazioni internazionali e coprodotto dal pubblico. Il progetto non è soltanto un omaggio a Vittorio ma si pone come principale obiettivo di riunire in un’unica voce tutte le realtà associative internazionali che operano una soluzione al conflitto israelo-palestinese, una testimonianza che “serve a trasformare chi la ascolti in ulteriori testimoni e noi ora abbiamo il dovere di diffonderla; stiamo agendo per la conoscenza, per l’annullamento di ogni individualismo e per unirci attorno a un’unica meta: la diffusione della verità”. Il Reading Movie è stato presentato in Italia e in diverse città europee, fra cui Bruxelles nel marzo 2012. Da novembre 2011, seguendo anche lei le orme di Vittorio, l’attivista italiana Rosa Schiano si è stabilita a Gaza dove accompagna i contadini e i pescatori sempre minacciati dai soldati israeliani, documentando sul suo blog le violazioni continue subite dalla popolazione gazawi. Le iniziative si susseguono in tutta Italia e in Palestina, soprattutto per far sì che il suo impegno rimanga un modello da seguire, “un’utopia” a cui continuare a dare un senso, “con la sua presenza viva che ingigantisce di ora in ora, come un vento che da Gaza, soffiando impetuoso ci consegni le sue speranze e il suo amore per i senza voce, per i deboli, per gli oppressi, passandoci il testimone” . “Resisto, fino alla fine. E anche dopo”, sono le parole scritte da Vittorio in uno dei nostri ultimi scambi. Riecheggiano da allora nella mia mente, non è stato semplice riceverlo ma il loro significato si è chiarito con la brutale realtà degli eventi. Cerco di convincermi da quel maledetto aprile che nessuno di noi avrebbe potuto impedire quello che è successo. E che questo tuo resistere oltre la fine si sta attuando nell’impegno delle tante anime che continuano a seguire la tua forza, la tua determinazione, la tua generosità, a volte in modo inevitabilmente tentennante e tristemente disunito. Non ci sei più a guidare i nostri passi, ad allontanarci dalle troppe tentazioni individualistiche, a tenere vigili le nostre coscienze. Ma anche se la speranza si è fatta più fragile, la memoria che ci hai consegnato ci aiuta a mantenerla accesa. E nonostante il peso soffocante delle ombre, vogliamo restare umani, sempre.

 

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