NO ALL’EUROPA AUSTERITARIA

tratta da www.carlogiuliani.fr Il significato della Marcia per la rivoluzione fiscale partita oggi, 1° dicembre, da Place d’Italie, a Parigi, per raggiungere Bercy, sede del Ministero delle Finanze, è tutto nei 21 milioni della liquidazione complementare dell’amministratore delegato di PSA Peugeot-Citroën Daniel Varin, dopo quattro anni di servizio che hanno comportato il taglio di 11.000 posti di lavoro nell’impresa automobilistica francese. E’ proprio per regalare a lui e ai suoi degni compari 20 miliardi che François Hollande intende, oltre che risparmiare sui servizi pubblici 10 miliardi di euro, aumentare, dal 1° gennaio 2014, l’IVA sull’abbigliamento, gli abbonamenti telefonici, gli abbonamenti Internet, il consumo di elettricità, i mobili, le automobili, le biciclette, i quaderni, le matite, l’informatica, l’autobus e la metropolitana, le case di riposo (vitto e alloggio), la nettezza urbana, i farmaci non rimborsabili, i lavori di ristrutturazione delle abitazioni esclusi quelli per migliorarne l’isolamento, la ristorazione, gli alberghi, perfino i campeggi. Ai venti milioni accantonati per la liquidazione complementare del signor Varin si devono aggiungere altri cinquanta milioni accantonati per quella di altri « quadri » dell’impresa. Il « credito d’imposta-competitività » frutterà alla PSA Peugeot-Citroën settanta milioni, appunto, parte dei venti miliardi (di cui sette miliardi grazie all’aumento dell’IVA) che serviranno a gratificare Varin e soci con una somma equivalente a 4.000 salari minimi. Dopo quattro anni di servizio disastrosi per l’impresa, Varin incasserebbe un premio 1.750 volte superiore a quello medio spettante a un operaio licenziato dopo 20 anni di lavoro. La redistribuzione dei 71 milioni di liquidazioni complementari di Varin e compari ai 1000 licenziati PSA attualmente senza lavoro permetterebbe di versare a questi ultimi l’equivalente del salario minimo per tre anni. La folla di manifestanti ha scandito slogan contro « l’aumento dell’IVA, contro i privilegi dei ricchi e del capitale, per una rivoluzione fiscale, per dividere la ricchezza ». Mélenchon ha difeso le « tasse giuste », sollecitando una rivoluzione fiscale in un paese, la Francia « che è sempre stato messo in ginocchio quando un sistema fiscale ingiusto si è accompagnato a un sistema di privilegi sociali inaccettabili… ». Alludendo al movimento interclassista dei « berretti rossi » in Bretagna, nel quale si sono infiltrati, al fianco dei lavoratori in difficoltà, anche molti padroni e perfino i neofascisti del Front national, Mélenchon ha sostenuto che « non si tratta di un problema bretone, ma di un problema che deve essere risolto in tutto il paese, in maniera responsabile e democratica ». La marcia di oggi interviene dopo lunghi mesi di polemiche nel Front de Gauche sull’opportunità o meno di sostenere liste comuni alle municipali con il Partito socialista, come continua a proporre gran parte del Partito comunista francese. Oltre che Parti de Gauche e Partito comunista, hanno aderito alla marcia il Nuovo Partito Anticapitalista e la formazione trotskysta Lutte Ouvrière. Da quando François Hollande è stato eletto presidente della Repubblica è la terza volta, dopo la marcia organizzata nel settembre 2012 dal Front de Gauche contro il fiscal compact e la marcia per la VI Repubblica il 5 maggio 2013, che la sinistra si mobilita per esigere dal Partito socialista il rispetto delle promesse grazie alle quali ha vinto le elezioni del maggio 2012, suscitando grandi speranze andate totalmente deluse. Il problema non è il costo del lavoro, ma quello del capitale, ha ribadito Mélenchon dando appuntamento al mese prossimo per una nuova manifestazione contro un raddoppio dell’IVA in pochi anni su beni e servizi di prima necessità che deprimerà ulteriormente il potere d’acquisto di chi ha ancora la fortuna di percepire un salario e dunque la produzione di un paese che, dall’elezione di Hollande ad oggi, ha già perso quasi 350.000 posti di lavoro ed il cui PIL diminuirà nell’anno in corso. Giustiniano Rossi Parigi, 1° dicembre 2013
Politica esteraPermalink

Leave a Reply