Nel 57° anniversario della catastrofe di Marcinelle. Per non dimenticare.

MarcinelleOggi è il 57° anniversario della catastrofe nella miniera “Le Bois du Cazier” di Marcinelle, presso Charleroi (Belgio), dove l’8 agosto del 1956 morirono 262 lavoratori, dei quali 136 italiani. Come momento di riflessione quest’anno riportiamo il testo di una canzone popolare che ricorda la tragedia e un piccolo testo di un nostro compagno, di recente emigrato dall’Italia per venire in Belgio, dopo la sua visita ai luoghi della tragedia.

Noi vogliamo ancora ricordare questo evento non solo per rendere omaggio alle vittime ma anche perchè questi fatti non appartengono ancora solo al passato.

L’atto del ricordo ci parla della dignità del lavoro e dei lavoratori, della sicurezza nei luoghi di lavoro e dei diritti degli emigranti: questioni alle quali ancora oggi, dopo oltre cinquant’anni, si è lontani dal dare delle vere risposte, se è vero com’è vero che di lavoro si continua a morire essendo la sicurezza subordinata al profitto delle imprese; se è vero com’è vero che il lavoro è considerato nient’altro che una merce e i lavoratori degli strumenti da sfruttare; se è vero com’è vero che gli emigranti non godono ancora di quell’attenzione e rispetto che ben si meriterebbero dopo tanti anni di duro lavoro e sofferenze.

Tengano presente tutto questo “lor signori” che fanno a gara per andare, una volta all’anno, alle solite cerimonie ufficiali per farsi fotografare davanti al monumento ai lavoratori italiani caduti a Marcinelle, ma che nel resto del loro tempo si dedicano a sostenere e a sviluppare le politiche contro il lavoro, contro i lavoratori e contro gli emigranti. Noi comunisti invece stiamo con i lavoratori e gli emigranti non per cercare delle facili foto, ma perché la nostra voce sia la voce della denuncia, della lotta, della dignità e del riscatto.

Questo canto, composto sull’aria di “Sul ponte di Perati”, arriva dal Belgio e racconta la tragedia della miniera di Marcinelle.
“Laggiù nel Borinage la terra è nera

per tutti gli emigranti morti in miniera

Sepolti ad uno ad uno

complice oblio

per lor vogliam riscossa e non addio

Venuti dalla morte e braccia strette

Turiddu e Rodriguez gridan presente

Morti di Marcinelle

quella miniera non è più una tomba, ma una bandiera

Compagno minatore la tua memoria

riempie di coscienza la nostra storia .

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Marcinelle: Perché è importante non dimenticare?

il 27 Aprile 2013, ho incontrato un gruppo di emigrati italiani. Siamo andati a visitare una delle più tristemente famose tra le miniere di carbone in Europa: il “bois du crazier” di Marcinelle.

Al Bois du Cazier, l’8 agosto 1956 dei 262 lavoratori che hanno perso la vita durante un incidente mortale di cui 136 erano italiani.
Dopo la prima e la seconda guerra mondiale il Belgio utilizzò massicciamente la manodopera straniera in tutti i settori della produzione, per bilanciare la perdite di forza lavoro dovute alla guerra.
Tra l’altro la gran parte dei minatori di origine Belga, sopravvissuti anche alla guerr,a non è tornato alle miniere ma ha preferito una sistemazione nell’industria.
L’Italia nello stesso periodo era “ricca” di disoccupati e mancava di carbone per le sue industrie.
Attraverso gli Accordi bilaterali del giugno ’46 fu messo in piedi uno scambio lavoratori in cambio di carbone. Tali accordi furono in masima parte disattesi dal Belgio per quanto riguarda le condizioni di trasporto e di sistemazione dei lavoratori italiani . Questa situazione rafforzo nella mente dei nostri emigrati la consapevolezza di essere stati venduti “per un sacco di carbone”

Alcune parti della ricostruzione rimangono ancora incerti a causa delle reticenze che mirarono a nascondere le responsabilita’ della proprieta’ della miniera sull’accaduto ma questa pare essere la versione ufficiale: Al Bois du Cazier, una delle miniere più grandi di tutto il paese, erano le 8 del mattino, i minatori erano appena scesi quando ad 1 km di profondità, un ascensore cominciò a salire senza permesso . Un carro, condotto in maniera errata, si è schiantato su un tubo di olio in pressione. Il fuoco ha invaso rapidamente il primo pozzo e si è propagato al secondo.
A causa di questa tragedia gli accordi tra i due paesi furono sospesi e vennero definiti dei nuovi standard di sicurezza per le miniere, che hanno evitato il ripetersi di incidenti di questa gravità.
L’importanza del ricordo e della conservazione della memoria storica di questi fatti e’ fondamentale per provare a non farli accadere mai più

A.S

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One Response to Nel 57° anniversario della catastrofe di Marcinelle. Per non dimenticare.

  1. remo ceccarelli says:

    cari compagni,
    abito in lussemburgo e sono pronipote, figlio, nipote e cugino di minatori. quella di marcinelle è quindi una catastrofe che mi tocca ‘dentro’, come tutte le disgrazie spesso evitabili del mondo del lavoro. lo dico da privilegiato, visto che lavoro in ufficio.
    però la mia coscienza non mi permette di dimenticare da dove arrivo e mi sento autorizzato ad affermare che il bois du cazier dovrebbe essere un monito per le generazioni future: la dignità dei lavoratori passa anche dalla sicurezza che viene offerta loro in ambito professionale. ora, pur di guadagnare qualche miserabile euro in più, le società (detenute per lo più da anonimi azionisti senza reale legame con la medesima) fanno al meglio lo stretto necessario pur di aumentare il profitto. se qualcuno si lamenta per le norme insufficienti, la direzione può tranquillamente minacciare di chiudere per aprire altrove, tanto nessun governo occidentale avrà mai il coraggio di opporsi.
    le lezioni del passato devono servire a migliorare il presente, eppure con la vicenda dell’ilva mi pare che stiamo dimostrando ampiamente che la vita dei lavoratori importa praticamente zero a chi decide. ai ragazzi di taranto ed alle loro famiglie, viene offerta la vergognosa scelta tra una lenta e dolorosa morte al lavoro ed una radiazione del posto di lavoro stesso. in sintesi, morte fisica o morte sociale?
    quale società (in)civile abbiamo lasciato crearsi, noi tutti, per arrivare a tanto? il rispetto dei morti del lavoro passa dalla non ripetizione degli errori che hanno causato queste stesse morti – mi pare che siamo lontani dall’avere recepito certe lezioni. questa è la grande sconfitta della generazione degli attuali quarantenni, cui appartengo pure io.
    remo ceccarelli
    esch-sur-alzette (lux)

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