MACCARTHISMO

Di Giustiniano Rossi (Parigi) Il 23 settembre 1950 il Senato americano approva la legge sulle attività antiamericane, dando inizio alla campagna contro il « comunismo » e contro gli omosessuali intrapresa dal senatore MacCarthy, simbolo storico dell’intolleranza e della paura cieca, dovute unicamente a denunce senza il minimo fondamento razionale o su accuse senza prove, sinonimo in seguito di attività di un governo miranti a ridurre l’espressione di opinioni politiche o sociali di sinistra limitando i diritti civili in nome della sicurezza nazionale. Joseph Raymond MacCarthy è un uomo politico americano, nato nel 1908, aderente prima al Partito democratico e, in seguito, al Partito repubblicano, divenuto celebre per la sua campagna, scatenata fra il 1950 e il 1954, nota come « Paura rossa » (Red Scare) o maccarthismo, contro chiunque venga sospettato di essere “comunista” o di simpatizzare con i “comunisti”. Le inchieste, dette collettivamente “Caccia alle Streghe” riguardano giornalisti, personaggi del cinema, del governo e dell’esercito, accusati di essere spie al soldo dell’U.R.S.S. I coniugi Rosenberg, Julius, ingegnere elettrico ed Ethel, ebrei e comunisti, che lavorano per il programma nucleare americano, sospettati di spionaggio, sono condannati alla sedia elettrica e giustiziati nel penitenziario di Sing Sing nel 1953. Divenuto nel 1939 il più giovane giudice della storia del Wisconsin, MacCarthy è anche il più rapido e conquista la notorietà per i suoi famosi « divorzi in un minuto ». Arruolatosi in marina nel 1942, consegue il grado di tenente. Della sua carriera in marina parla l’ammiraglio Nimitz, che riferisce che Maccarthy aveva simulato una ferita di guerra mentre, in realtà, si era semplicemente rotto un piede durante una cerimonia su una nave. Tornato nella vita civile nel 1945, MacCarthy, passato al Partito repubblicano, viene eletto senatore nel 1946. Fa subito parlare di sé prendendo le difese di un gruppo di SS condannati a morte in un processo per il loro ruolo nel massacro di prigionieri di guerra americani a Malmedy ed altrove in Belgio durante la battaglia delle Ardenne nel 1944. Grazie a lui la pena di morte viene commutata in carcere a vita. MacCarthy, avido di popolarità, conquista uno spazio politico accusando il presidente Truman e il Partito democratico di essere dei deboli e perfino dei traditori al soldo dei comunisti. Neppure Einsehower, eletto presidente per il Partito repubblicano nel 1952, puo’ fare a meno di fare una parte della sua campagna elettorale con MacCarthy, abilissimo nel manipolare l’opinione pubblica con la complicità di una parte dei mass media. La carriera di MacCarthy finisce con la censura nei suoi confronti del Senato americano (67 voti contro 22), che gli toglie la presidenza del sotto-comitato d’inchiesta sulle attività anti-americane. MacCarthy precipita nell’alcoolismo e muore nel 1957, a causa di una patologia epatica causata dall’enorme abuso di alcoolici. Gli vengono comunque tributate esequie nazionali e ben 70 senatori assistono al Requiem pontificale che viene celebrato in suo onore nella Cattedrale di San Matteo, a New York. Fra le vittime di MacCarthy, lo sceneggiatore, produttore, regista e attore Walter Bernstein, il drammaturgo, regista e poeta tedesco Bertolt Brecht, l’attore, regista, produttore, sceneggiatore, scrittore e compositore inglese Charlie Chaplin, il regista, sceneggiatore e produttore Jules Dassin, l’attore ed autore Sterling Hayden, lo scrittore tedesco Stephan Heym, il regista, produttore e sceneggiatore Joseph Losey, il drammaturgo, scrittore e saggista Arthur Miller, il regista, produttore ed attore Martin Ritt e l’attore, regista e sceneggiatore Orson Welles. Tutti “comunisti”. Giustiniano Rossi Parigi, 23 settembre 2013
Politica esteraPermalink

Leave a Reply