Libri & Dintorni

Questo sezione del nostro sito nasce dall’esigenza di condividere momenti di cultura con i nostri compagni e simpatizzanti. Che siano essi film, video, recensioni di libri, arte, mediattivismo e molto altro. Cercheremo di far ripartire in modo sistematico, nel nostro piccolo, un lavoro di “egemonia culturale” per dirla con le parole di Antonio Gramsci.

La sezione e’ aperta a qualsiasi contributo esterno.

In occasione della 31^ edizione del Festival dell’Emigrazione in Lussemburgo, inauguriamo il ritorno di una voce alternativa per l’emigrazione italiana in Europa. Un bollettino di comunicazione e collegamento per gli emigrati fatta da emigrati. Per scambiare riflessioni e punti di vista in merito alle problematiche della nuova e della meno giovane emigrazione italiana. Per discutere dei nostri problem e delle nostre esigenze, non perdendo il punto di vista su quello che avviene in Italia. Continue reading →

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Pio La Torre, mistero italiano

Pio La Torre, dopo un lungo periodo di incarichi politici e parlamentari di rilievo nazionale, torna in Sicilia alla fine del 1981 per dirigere il partito comunista siciliano mobilitandolo, subito, su due parole d’ordine: lotta contro la mafia e battaglia pacifista contro l’installazione dei missili Cruise a Comiso. Della mafia aveva una visione più profonda e articolata di tanti suoi compagni di partito. Ne conosceva i legami e gli intrecci con la politica, l’economia e la finanza, i suoi rapporti internazionali, sapeva che era diretta da cervelli insospettabili e non da viddani. Si trattava cioè di un sistema di potere che si alimentava con l’accumulazione di ricchezza attraverso la violenza e il delitto come intervento politico. La Torre era sicuro che la Sicilia, con la base missilistica, sarebbe diventata un avamposto di guerra e di trame oscure e sul tema della pace, in pochi mesi, riuscì a creare un mobilitazione democratica di grandi proporzioni.
«Pur essendo uno che veniva dalla destra del partito La Torre si ritrovò sulle posizioni della diversità berlingueriana, un’idea che continua tuttora a dare fastidio e che in quel momento era un signum individuationis molto preciso. Altro che moralismo!», così scrive Andrea Camilleri nella prefazione al libro che abbiamo voluto scrivere perché non ci siamo rassegnati a considerare archiviata una vicenda che appartiene alla democrazia, quella vera, fatta di partecipazione, lucidità e passione, che va ricordata e mantenuta dentro i canali di una ricerca instancabile delle troppe verità nascoste di questo Paese. È una storia tragicamente interrotta dalla mente politica che ha armato gli esecutori di quella stagione di sangue che, in Sicilia, va dal 1979 al 1983, ma che ha inizio con Portella della Ginestra e arriva sino a via D’Amelio, sommandosi alle stragi compiute da piazza Fontana in poi, tutte con l’obiettivo di impedire una cittadinanza caratterizzata dall’eguaglianza e dalla giustizia.
La Torre viene ucciso il 30 aprile del 1982. Indagini farraginose e un lunghissimo processo hanno indicato come movente dell’omicidio la proposta di legge sulla confisca dei patrimoni mafiosi di cui era stato il primo presentatore e il più deciso sostenitore. Esecutore: Cosa nostra. Un movente tranquillizzante e i veri mandanti rimasti nell’ombra.
Eppure, trent’anni dopo l’omicidio, l’esperienza complessa e straordinaria di questo uomo politico autentico spiega molto delle sorti attuali della sinistra e della democrazia in Italia che, probabilmente, potranno ricevere una nuova lettura con la possibile apertura di spiragli di luce.
Va in questa direzione la notizia che la Procura della Repubblica di Palermo ha deciso la riapertura delle indagini sull’omicidio di La Torre e del suo collaboratore e compagno di partito Rosario Di Salvo, volta ad accertare gli spunti offerti dal nostro libro riguardo documenti delicatissimi e riservati in possesso di La Torre, per i quali questi aveva chiesto ad alcuni intellettuali che li studiassero e interpretassero con grande scrupolo.
Un docente universitario, ancora anonimo, cinque anni fa aveva rilasciato una intervista in cui riferiva che La Torre nei primi mesi del 1982, in piena mattanza, convocò a Palermo cinque intellettuali, letterati ed esperti del linguaggio perché tentassero di capire e penetrare i meccanismi e i codici che regolavano le relazioni tra mafiosi e loro fiancheggiatori di ogni tipo. Un lavoro da compiere attraverso lo studio di una montagna di carte che avrebbe mostrato in un successiva riunione. Non ci fu il tempo. Lo uccisero. Non si sa di cosa trattassero esattamente quelle carte, anche se è verosimile che provenissero da settori investigativi o giudiziari. Parlavano di fatti antichi e al contempo attuali? Da Portella della Ginestra a quei giorni? Di una sorta di trattativa tra mafia e Stato? Di cervelli nascosti di Cosa nostra?
Certo è che di quei documenti, di cui La Torre voleva che non si parlasse con nessuno per il pericolo che costituivano, non c’e alcuna traccia. Siamo certi che dalla loro analisi sarebbe emerso un quadro che avrebbe potuto svelare tanti misteri, e chissà, pure evitare qualche futuro tragico evento. La ricostruzione di questi incastri è ora affidata alla magistratura. È lei che deve mettere in ordine i frammenti di un quadro spezzato e incompleto. Ma il recupero dell’attualità ed universalità delle ragioni della vita e della morte di Pio La Torre, esaltandone il valore di un uomo formatosi in una realtà vissuta nel nesso inscindibile tra idee e impegno concreto, spetta alla società democratica e alla politica “buona”.
(Armando Sorrentono e Paolo Mondani sono autori del libro «Chi ha ucciso Pio La Torre?» (Castelvecchi ed.))

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Cos’è questo golpe? Io so. In memoria di Pierpaolo Pasolini.

Il 2 Novembre ricorre l’anniversario dell’assassinio di Pierpaolo Pasolini. Ne riproponiamo qui un suo scritto molto famoso che noi consideriamo il suo testamento morale.

di Pier Paolo Pasolini

Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti. Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974). Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ’68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum

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http://www.rifondazione.be/cose-questo-golpe-io-so-in-memoria-di-pierpaolo-pasolini/

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Regard militant sur le XXème siècle – les affiches communistes de Belgique

Questa esposizione ci fa tornare indietro nel tempo…. Si percepisce una aria di lotta, di sudore e di impegno civile militante osservando i pannelli in esposizione (di cui ne trovate un certo numero nella gallery di questo post).

E’ molto interessante vedere l’efficacia grafica di alcuni manifesti, pur essendo stati creati senza le tecniche moderne di cui oggi disponiamo.
Si capisce che quanto descritto su questi manifesti veniva dal sentire profondo delle masse lavoratrici ed era un messaggio gia’ acquisito da esse. Le organizzazioni politiche mettevano a disposizione le loro strutture per condividerne al massimo la portata.
Oltre che temi piu’ “classici” che appartengono alla storia del movimento comunista, come la pace e il lavoro, troviamo anche manifesti di solidarieta’ a popoli oppressi (cuba, il cile schiacciato dalla dittatura di Pinochet e le colonie come il Congo), e soggetti dove si chiede una emancipazione delle donne dal giogo del patriarcato. Immancabili sia i manifesti per ricordare la Rivoluzione d’Ottobre che quelli dell’attivissimo nucleo della Gioventu’ Comunista. All’interno della sala scorrono le musiche di lotta di molti paesi ed e’ disponibile anche uno schermo in cui sono stati digitalizzati i manifesti che non hanno trovato spazio fisico nella mostra.
Assolutamente da non perdere !
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VOGLIAMO TUTTO di Nanni Balestrini

Vogliamo tutto è innanzitutto un documento politico. Il suo merito principale è anzi proprio questo: non essere uno sfogo esistenziale, un’analisi sociologica, un approccio individuale a un’esperienza estranea, ma la cronaca di una lotta scritta da un militante di un’organizzazione politica, Potere operaio. (…) Discutibile politicamente e culturalmente è, con molta probabilità il primo libro vero, pubblicato in Italia, sugli operai. (Luciana Castellina)

“E io veramente avevo capito una cosa. Che col lavoro uno può soltanto vivere. Ma vivere male da operaio da sfruttato. Gli viene portato via il tempo libero della sua giornata tutta la sua energia. Deve mangiare male. Viene costretto a alzarsi a delle ore impossibili secondo in che reparto sta o che lavoro fa. Avevo capito che il lavoro è sfruttamento e basta”. “Vogliamo tutto”
“Vogliamo tutto”, secondo romanzo di Nanni Balestrini, è la storia di un giovane meridionale emigrato al nord per trovare lavoro nell’industria, Brescia Milano ed infine Torino, destinazione Fiat, anno 1969. Dall’adolescenza in provincia di Salerno, dai primi lavori in campagna e nei cantieri edili, lo stesso protagonista ci guida attraverso una storia che non è soltanto sua, ma di una buona fetta di nazione, costretta negli anni Sessanta a trasferirsi al nord per (soprav)vivere, tra catene di montaggio disumane e catapecchie dagli affitti insostenibili (“Andare al nord a fare lo sviluppo. Perché a loro su gli serviva il nostro sottosviluppo per farlo”).

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Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank”

Si respira un’aria antica fra le pagine di questa nuova raccolta di racconti di Nathan Englander. C’è l’immutabilità della parabola e la sapienza della narrazione ebraica, c’è il grottesco di Gogol’ e l’ineludibilità di Kafka, l’intelligenza caustica di Philip Roth e la spiritualità applicata di Marilynne Robinson. E intorno a tutto, incontenibile, liberatoria, un po’ sacrilega, una sonora risata. La scrittura di Englander corre agile sul filo teso fra il religioso e il secolare, agile e mai leggera, esplora gli obblighi e le complessità morali dei due versanti, ne assapora le esilaranti debolezze, strappando sorrisi pronti a congelarsi in smorfie attonite. Il marito esemplare e avvocato di successo di Peep show cerca la trasgressione in uno squallido locale a luci rosse, e incontra invece la sua cattiva coscienza travestita (o meglio svestita) da rabbino della sua vecchia yeshiva. Le nudità flaccide e pelose dell’esimio dottore della legge restano comiche solo fino al successivo, terrorizzante, travestimento. Si ride di gusto anche delle piccole manie geriatriche degli ospiti del centro estivo Camp Sundown, finché riguardano spray antizanzare e allarmi antifumo, ma quando le vetuste menti dei villeggianti credono di riconoscere in un compagno di soggiorno un carceriere nazista di ben altro campo del loro passato, la commedia si tinge di nero. L’ombra dell’Olocausto, o di una sua rivisitazione, occhieggia insistente fra le pagine del libro: a partire dal riferimento alla diarista simbolo della Shoah, informa il clima dell’intera raccolta e del racconto da cui prende il titolo. Lì due coppie diversissime fra loro – ebrei ortodossi residenti a Gerusalemme gli uni, americani non praticanti gli altri – siedono intorno a un tavolo e, tra i fumi dell’alcol e della marijuana, discutono, non di amore e incomunicabilità, come nell’illustre antecedente carveriano, ma di identità e fede. Fino alla prova che scuote le certezze, il «gioco di Anne Frank»: in caso di un secondo Olocausto, quale Gentile mi sottrarrà al mio destino? L’ineluttabilità del fato e la sua costruzione, la perversa macchina dei ruoli inculcati per discendenza, sono magistralmente illustrati nell’ambizioso racconto Le colline sorelle, che dalla guerra di Yom Kippur a oggi, fra senso della missione e senso della minaccia, insieme alle radici di un simbolico ulivo maledetto mette a nudo quelle dell’odio. E così, tassello dopo tassello, Englander offre un’altra sfaccettata declinazione dell’ebraicità che, da Singer, Malamud e Bellow fino a Roth, lo colloca saldamente e con unanime plauso nella grande tradizione letteraria ebraico-americana.

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La verita’ della satira – Maurizio Crozza

Rileggere Guttuso di Roberto Gramiccia

Pubblicato su Ombre Rosse – Il settimanale Comunista gratuito http://www.controlacrisi.org/ombrerosse/

Su Renato Guttuso, negli ultimi decenni, è sceso quasi un lenzuolo funebre. Nessuno più ne parla. E se qualcuno lo fa, è per parlarne male. Esiste una singolare analogia con la figura di Palmiro Togliatti. Della quale nessuno parla più, ma se qualcuno lo fa è per falsificare velenosamente il ruolo che ebbe nella storia del movimento operaio internazionale e, in particolare, nella storia recente del nostro paese. Se questa affermazione ha un fondamento, per insistere su questo parallelismo ideologico-estetico, potremmo dire che se Palmiro Togliatti fu l’artefice della via italiana al Socialismo, Renato Guttuso fu l’artefice di una via italiana al Realismo in pittura. Una cosa ben diversa, la prima, dalla parabola politica dell’esperienza sovietica e, la seconda, da quella dell’estetica zdanovista più sciatta è propagandistica. E’ sicuramente vero che Renato Guttuso (Bagheria 1912- Roma 1987) scelse la via di una figurazione impegnata socialmente e politicamente ma è altrettanto vero che, come Togliatti fece in politica e da padre costituente, egli fu capace di esibire in questa sua scelta una cifra personale assolutamente unica. Non per caso fu amico di Picasso e fu pittore postcubista, laddove il cubismo non fu esattamente – nonostante Guernica – la corrente pittorica d’avanguardia più amata dall’establishment sovietico degli anni Trenta. Ma non solo in questo Guttuso fu grande, lo fu anche nell’aderire, in pieno regime fascista, al gruppo Corrente fondato da Ernesto Treccani in aperto dissenso con i dettami dell’arte fascista, mantenendo ferma la barra della sua personale ….

continua….

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Welfare all’americana? No, grazie

di Giuseppe Bonanni

Sir Francis Bacon, lo spregiudicato filosofo e scienziato inglese, definì, nel XVII secolo, idòla quelle convinzioni accettate come vere, in realtà errate, che nascondevano il vero sapere. Solo dopo aver abbattuto gli idòla, scriveva Bacon, diventava possibile provare, con rigore scientifico, a costruire un percorso di conoscenza della realtà, con l’elaborazione delle tabula. Il nostro tempo non manca certo di idòla. Il pensiero unico che accompagna i fasti e soprattutto i nefasti del turbocapitalismo sembra proprio un concentrato di idòla baconiani. Basti pensare alla vulgata economica dominante che predica flessibilità, tagli, rinuncia ai diritti, adattabilità alle condizioni dettate dalla concorrenza globale. Proprio per questo, smascherare la falsità degli idòla è un impegno lodevole: la nuova collana edita dalla Laterza si è data questo arduo compito. Il volumetto scritto da Federico Rampini “Non ci possiamo più permettere uno Stato sociale. Falso!” (Laterza, pagg. 112, 9 euro) ha nel titolo il luogo comune da sfatare, l’idòla da abbattere, ovvero l’idea che il Welfare State sia ormai un lusso, la causa principale dei mali e delle difficoltà dell’Europa e, in particolare, dell’Italia.
Rampini, corrispondente di Repubblica a New York, ha scritto molti libri sull’economia americana, sulla globalizzazione e sull’affermazione dei nuovi giganti dell’economia mondiale, la Cina e l’India. E proprio dal suo osservatorio americano, sulla base di una ricca documentazione, svolgendo comparazioni e raffronti tra vecchio e nuovo continente, arriva a dire che il modello sociale europeo non è affatto fallito e che, al contrario, soprattutto in alcune sue realizzazioni nazionali, «è il modello migliore, di gran lunga», mentre quello americano, oltre a non essere maggiormente efficiente o meno costoso per la collettività, è anche incomparabilmente più ingiusto. Conclusione eterodossa, almeno per la quasi totalità del ceto politico e degli operatori dell’informazione, che con scarso o nullo spirito critico ripetono le ricette del liberismo economico come unica soluzione per uscire dalla crisi. Rampini, pensando soprattutto alle sconsolanti idee del centro sinistra italiano sulla crisi economica e finanziaria, sembra quasi essere un militante del movimento Indignados o di Occupy Wall Street. La sua riflessione, arricchita da comparazione e dati, si collega alle idee dei movimenti di critica alla globalizzazione liberista e si innesta sul filone critico dei keynesiasi Krugman, Stigliz e del francese Fitoussi.

Continua……

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DIMMI CHE C’ENTRA L’UOVO, di Fabio Napoli – Del Vecchio Editore

Dimmi che c’entra l’uovo, di Fabio Napoli Del Vecchio Editore.

Roberto Milano, vero campione del contratto–a–tempo–determinato ma anche in nero, ciclista spericolato affetto da una psoriasi ansiogena, stacanovista per necessità e senza gloria, perde tre lavori: comparsa nei film porno, insegnante privato e pizza express. Gli rimane giusto un part-time al bancone di uno squallido bar frequentato solo da pensionati. Quattro lavori con cui riusciva appena a pagare l’affitto e le bollette di una stanza a Roma.
L’ultima speranza è riposta nel colloquio per un lavoro in un fast food.
L’illusione di un posto si infrange contro il test attitudinale: quale diavolo era la risposta giusta alla domanda sull’uovo?
In preda a questo e ad altri interrogativi esistenziali, quando sembra non ci sia più scelta che quella di tornare a casa da mamma, Roberto incontra Marianna, spregiudicata, fresca, vitale, e con lei si mette a progettare una rapina in un bar.
Nasce La Banda dei Precari, e scatta la scintilla fra Roberto e Marianna. Una relazione soffocata dall’incombenza del denaro e dalle necessità, che non riesce a fermare il destino tragico che li aspetta dentro il fast food in cui stanno per fare la grande rapina, quella definitiva, dopo cui niente sarà più lo stesso.
Segnalato fra i finalisti al Premio Calvino per «la scrittura disinvolta e disinibita con cui affronta ironicamente e autoironicamente il tema della precarietà», Fabio Napoli racconta con una commedia agrodolce la vita di ragazzi che hanno voglia di trovare una soluzione al rebus della sopravvivenza – sbagliando a volte – per immaginare un futuro che includa nei propri orizzonti la felicità.
Continua….

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“Capitale Umano”, il docufilm sulla lotta all’Isfol

“Capitale Umano”: è il titolo del docufilm che verrà presentato domani presso l’Auditorium dell’Isfol a Roma (Corso d’Italia 33, 10.30). L’iniziativa parla della lotta dei lavoratori dell’Isfol in difesa del sistema degli enti pubblici di ricerca. “Qual è il valore della ricerca pubblica nel nostro Paese?”, si legge nel comunicato. “Chi ci guadagna a trasformare l’ISFOL, ente pubblico di ricerca che si occupa di lavoro, formazione e inclusione sociale, in una società per azioni? E quali interessi ruotano attorno ai fondi europei per la formazione?” Raccontato attraverso la voce diretta dei protagonisti, “Capitale umano”, di Rossella Lamina e Nicola di Lecce, mette in luce una lotta che ha bloccato il progetto di ridimensionamento del ministro Fornero

A partire da questa esperienza, USB Ricerca intende far ripartire una riflessione collettiva sull’attacco portato dall’attuale Governo agli Enti Pubblici di Ricerca e al mondo della ricerca pubblica in generale. “Gli EPR sono infatti pienamente coinvolti nei processi di trasformazione – si legge ancora – che investono tutto il pubblico impiego, a partire dalla spending review, ma non solo. Infatti in molti enti, in particolare in quelli non vigilati dal MIUR, sono in atto processi di riordino che rischiano di minare alla radice la natura di questi istituti, che hanno da sempre messo il proprio bagaglio di sapere al servizio del Paese e della collettività”.

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ASCANIO CELESTINI – CARE COMPAGNI, CARE COMPAGNE

Dedicato a tutti quelli che si sono arresi……

 

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La storia negata. Uso pubblico della storia e riabilitazione del fascismo in Italia.

Publichiamo la recensione in italiano ed in francese del libro di Angelo Del Boca appena tradotto in francese. Buona lettura e un grazie alla nostra compagna traduttrice!

Siamo dei pochi che hanno preso sul serio il fascismo, anche quando il fascismo sembrava solamente una farsa sanguinaria, quando sul fascismo si ripetevano i luoghi comuni della ‘psicosi di guerra’, quando tutti i partiti cercavano di addormentare i lavoratori presentando il fascismo come un fenomeno superficiale di breve durata“. Così si esprimeva Antonio Gramsci nel suo discorso alla Camera dei Deputati il 16 maggio 1925. È senza dubbio per svegliare, per metter fine ad un addormentamento che dura da trent’anni, che Angelo Del Boca e una decina dei migliori storici dell’epoca contemporanea in Italia hanno deciso, semplicemente, di svolgere il loro mestiere nel modo più rigoroso e pedagogico: in “La storia negata. Il revisionismo e il suo uso politico” (Neri Pozza, Milano 2009), non c’è una dichiarazione di intenzioni o un manifesto che pretenda di essere depositario della verità, come dicono gli stessi autori, ma la volontà di offrire il frutto più compiuto del loro lavoro e di ridare una dignità alla loro disciplina e alla storia, senz’altro complessa, del popolo italiano.

Continua qui … http://www.rifondazione.be/la-storia-negata-uso-pubblico-della-storia-e-riabilitazione-del-fascismo-in-italia/

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PIGS La crisi spiegata a tutti.

PIGS, la crisi spiegata a tutti edito da DeriveApprodi (pp 216 12 Euro) è il titolo del nuovo libro di Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista. Abbiamo avuto il piacere di leggere il libro prima della sua uscita in libreria. E lo abbiamo letto tutto di un fiato.Lo potremmo definire un manuale di contro-informazione. Chiaro, semplice ed essenziale.

Nei 16 brevi capitoli si analizzano e si confutano puntualmente i luoghi comuni e le falsità che il Potere Economico coadiuvato dalla grande stampa internazionale ci propina giornalmente. E’ un tentativo di alfabetizzazione sui temi economici di un pubblico fatto di gente normale e non di esperti. Oltre a “fare a pezzi” questi luoghi comuni, questo libro ha anche il pregio di contenere delle proposte. Un “che fare” dove si spiegano le controproposte, sia possibili a breve sia quelle che necessitano di una convergenza più ampia e che quindi sono più di prospettiva.In ogni caso sempre in un modo semplice ma completo.

Vedi anche il video della presentazione del libro qui http://www.youtube.com/watch?v=MshPL2N_MGU&feature=player_embedded

Continua a leggere qui… http://www.rifondazione.be/pigs-la-crisi-spiegata-a-tutti/#more-492

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