L’acqua è un diritto umano. Si scrive Acqua, si legge Democrazia!

La vittoria al referendum del 2011 contro la privatizzazione dell’acqua in Italia era tutt’altro che scontata. È stata possibile grazie ad un considerevole sforzo congiunto di movimenti, partiti politici (con un protagonismo “militante” di Rifondazione Comunista e del PdCI) e semplici cittadini che hanno capito che si trattava di una battaglia fondamentale per rilanciare il dibattito generale sui beni comuni.Nonostante ciò che è avvenuto dopo - i tentativi degli altri partiti politici (PD incluso) di depotenziare, se non ignorare, la portata della vittoria del referendum - i promotori sono ancora molto attivi dato che la campagna per la raccolta firme e il voto non è stata soltanto elettorale, ma è stata piuttosto una grande campagna di informazione che ha riportato un po’ di sano dibattito politico sui contenuti.Ciò che è accaduto in Italia - e che magari molti italiani non sanno - è osservato con molto interesse da tanti altri cittadini europei che, come noi, hanno a cuore la salvaguardia dell’acqua e di altri beni come beni comuni.La campagna per il referendum contro la privatizzazione dell’acqua in Italia è infatti presa ad esempio, insieme ad altre esperienze, dalla raccolta firme lanciata a livello europeo “L’acqua è un diritto umano”.Questa raccolta firme è stata lanciata nel quadro della “iniziativa cittadina europea”: la possibilità per i cittadini europei, prevista dal Trattato di Lisbona, di raccogliere un milione di firme in tutta l’Unione Europea per sottoporre alla Commissione Europea una richiesta di presentare una proposta a tutela dell’acqua e dei servizi sanitari in quanto servizi pubblici essenziali per tutti.La campagna è in qualche modo pioneristica in ambito europeo perché le procedure amministrative per questo tipo di raccolta firme sono ancora da rodare. Ecco perché esistono diversi moduli a seconda della nazionalità del cittadino che decide di firmare per sostenere la campagna, in quanto esistono requisiti diversi per la certificazione della firma a seconda del paese.Le firme possono essere raccolte on-line ma è possibile firmare anche su un tradizionale formulario, completandolo dovutamente con i dati richiesti.La campagna è sostenuta da diverse organizzazioni, tra le quali la Confederazione Europea dei Sindacati (CES) e quella dei Servizi Pubblici (EPSU), il network anti-povertà, la Social Platform europea che riunisce organizzazioni non governative europee e Aqua Publica Europea (APE). Ovviamente tutti gli attori, partiti e movimenti politici compresi, che hanno a cuore il tema si impegneranno per il successo di questa campagna.Occorre fare attenzione e non farsi illusioni: questa raccolta firme non è certamente la soluzione ai problemi che abbiamo di fronte e non saranno certo un milione di firme (o anche di più, come ci si augura) a forzare i poteri forti e le loro marionette a cambiare linea politica. Questa iniziativa deve essere concepita come uno strumento per coinvolgere le persone ed alimentare il dibattito: in altre parole per “fare politica”.

Riguardo al contenuto specifico, si chiede alla Commissione Europea di formulare una proposta che stabilisca che i servizi idrici e igienico-sanitari siano garantiti per tutti nell’Unione europea, che inverta la tendenza in corso vietando la liberalizzazione dei detti servizi e che impegni l’Unione Europea a battersi, nello scenario globale partendo dal proprio territorio, a consentire accesso universale all’acqua ed ai servizi igienico-sanitari sull’intero pianeta. Sono tutti temi che hanno una forte attualità e che travalicano, evidentemente, il tema stesso dell’acqua e dei servizi idrici. Si tratta qui di un pezzo di una battaglia che più volte abbiamo trattato anche qui su Aurora: una battaglia per una riappropriazione, da parte del pubblico, di beni che per la loro stessa natura ed importanza nella vita dell’uomo, non possono essere lasciati alla logica del profitto. È una battaglia che può essere il motore di un nuovo protagonismo di quei militanti che, per una ragione o per un’altra, a torto o a ragione, si sono allontanati dalla politica attiva. Per sottoscrivere la campagna è sufficiente andare sul sito http://www.right2water.eu/it e cliccare su “sign now!”, ben visibile sulla destra, oppure contattare il circolo di Bruxelles del PRC all’indirizzo eberlinguerprc@hotmail.com per firmare sul modulo. Se si è interessati a raccogliere firme anche nella propria realtà territoriale, qualunque essa sia in Europa, lo si può fare scaricando gli appositi moduli dal sito. Se le persone che intendono firmare sono di diverse nazionalità basta scaricarsi i moduli dei rispettivi paesi. Per ogni dubbio o chiarimento contattare comunque il circolo di Bruxelles del PRC.
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