La vicenda della messa al bando per legge dei simboli comunisti in Polonia: realtá, racconto e manipolazioni

nik6201di G. Meler

Il provvedimento di integrazione del codice penale che prevedeva anche sanzioni fino a due anni di carcere per la produzione, detenzione e stoccaggio di simboli comunisti é incompatibile con la Costituzione vigente in Polonia secondo il pronunciamento della Corte Costituzionale del 19 luglio 2011, in quanto manca dei presupposti di certezza nell’applicazione di misure di restrizione della libertá personale ed é lesiva del diritto di libera espressione.
La modifica al codice penale é stata valutata come vaga e troppo generica e carente di specificazione e quindi, non conforme ad alcuni articoli della Costituzione della Repubblica di Polonia che tutelano diritti fondamentali, che in questo modo rischiano di essere lesi. Il pronunciamento della Corte é definitive ed inappellabile. Il ricorso é stato presentato da un gruppo di parlamentari del partito SLD (Unione della Sinistra Democratica).
La norma precedente alla revisione dell’Articolo 256 del Codice Penale recitava che “E’proibita la promozione pubblica del Fascismo o di altri regimi totalitari o líncitamento all’odio basato su razza, etnia, nazionalitá, differenza o mancanza di credo religioso. E’vietato promuovere sistemi totalitari di governo e incitare l’odio basato sulle precedentemente indicate”.
Giá nel 2008 gli stessi promotori della revisione dell’Articolo 256 avevano provato ad introdurre norme severe per estendere la fattispecie del reato di propaganda di idee totalitarie anche alla sfera privata cercando di colpire il traffico on-line di oggetti e contenuti che promuovevano sistemi totalitari o contenessero simboli fascisti o comunisti.
Quelli riportati sopra sono i fatti, passiamo al racconto giornalistico scaturito dalla notizia che ha suscitato, specialmente in Italia, una notevole attenzione con chiari intenti di delegittimazione politica dei comunisti e della sinistra in generale.

IL RACCONTO
Appena uscita la notizia della proposta e approvazione di modifica del Codice Penale i maggiori quotidiani italiani hanno dato risalto al fatto che la detenzione e l’esposizione di simboli comunisti era passibile di denuncia e condanna fino a due anni di detenzione.
Il Corriere della Sera del 28 novembre 2009 intitolava: “Polonia: presentata una legge per mettere al bando tutti i simboli del comunismo”. Chiunque li utilizza o ne é in possesso potrebbe rischiare fino a 2 anni di carcere.la nuova norma, se approvata, dovrebbe entrare in vigore a partire dal prossimo anno”
La versione online del TGCom affermava: “Giú i poster di Che Guevara dai muri delle camere degli studenti in tutto il territorio polacco”
Il berlusconiano Il Giornale: ” Svolta a Varsavia. Il Parlamento approva a grande maggioranza la modifica del codice penale: i nostalgici adesso rischiano il carcere. Anche cantare inni come l’Internazionale e Bandiera Rossa sará vietato”
In Polonia, dal momento dell’approvazione del provvedimento di modifica al codice penale (2009) e fino alla pronuncia della Corte Suprema (2011) il dibattito é rimasto aperto, sopratutto a sinistra.
Non sono mancate polemiche (anche ironiche) di chi ipotizzava che anche la stella rossa di una nota marca di birra o il perseguimento di chi deteneva in casa delle stelle marine o deteneva cartoline natalizie in cui la stella cometa fosse rossa. Lo stesso emblema della Repubblica di Polonia é il medesimo (con eccezione fatta per una corona) del periodo della Repubblica Popolare quindi anch’esso teoricamente passibile di censura: lo stato che vieta a sé stesso di rappresentarsi (!).
Le polemiche sollevate erano comunque in linea con la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti Umani e con la futura sentenza del Tribunale Costituzionale, che fanno proprio perno sul fatto che i provvedimenti di modifica al Codice Penale sono troppo generici per corrispondere a un comportamento specifico vietato e a far corrispondere a questo una sanzione penale.
La Corte Europea dei Diritti Umani si era precedentemente pronunciata contro una norma ungherese che aveva condannato un politico locale perché durante un comizio ha indossato una Stella Rossa (Caso Vajnai v Ungheria), stabilendo che il significato del simbolo é troppo vasto per poter indicare una violazione e che invece puó essere rappresentativo di idee contemplate all’Art. 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (Libertá di Espressione) e non deve essere limitato dal timore di promuovere un sistema totalitario per la mera esposizione di un simbolo al quale manca un collegamento certo e diretto con il regime che suppostamente si vorrebbe promuovere.
La similitudine tra il caso ungherese (Vainaj v Ungheria, citato sopra) e quello polacco della revisione dell’Articolo 256 del Codice Penale, ha portato il Tribunale Costituzionale a considerare rilevante la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti Umani. Simboli che hanno significati molteplici non possono essere vietati in quanto manca il presupposto di azione specifica da sanzionare.
In sostanza il Tribunale Costituzionale ha sancito che:
– Una sanzione penale deve essere caratterizzata da precisione, chiarezza e correttezza legislativa
– Il destinatario della sanzione penale deve essere in grado di riconoscere da interpretazione letterale le caratteristiche del comportamento proibito
– L’individuo non deve essere lasciato in stato di incertezza su quale condotta costituisce reato e quale no
– La Legge che richiama una sanzione penale deve chiaramente indicare i soggetti che sono destinatari, le caratteristiche del comportamento proibito, il tipo della sanzione corrispondente alla commissione del comportamento
– L’utilizzo di diciture, nel testo di una legge con sanzioni penali, che risultano ambigue richiedono l’esigenza di misure di garanzia per chiarire e valutare il comportamento in un dato e specifico contesto.
Mancando di questi presupposti l’art. 256 del Codice Penale, manca di specificitá e potrebbe violare il diritto di parola ed espressione sancito dall’Art. 42 della Costituzione.
Dal 2009 e dal 2011 sono passati due anni che hanno aperto, discusso e chiuso il caso in maniera abbastanza intellegibile e chiara. In Italia invece il racconto sulla fine della vicenda sembra non interessare chi ha invece trattato con particolare interesse la prima modifica costituzionale. Segno di un giornalismo distratto o intenzionalitá?
QUESTIONE DI COMMI
Il comma uno dell’articolo 256 “Chiunque promuove pubblicamente il fascismo o un sistema totalitario o istighi all’odio basato sulla nazionalitá, l’etnia, la razza, la religione, indipendentemente dalla denominazione, é soggetto ad una sanzione penale o alla reclusione fino a 2 anni” é la parte sostanziale della legislazione penale contro l’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione. Sostanzialmente il comma uno rimane in vigore ma il collegamento logico al comma due rimane compromesso se le attivitá al comma due non servono alle finalitá del omma uno.
Il comma due dell’articolo 256 “La stessa sanzione può essere inflitta a chi con intento di diffondere produce, conserva, importa, immagazina, possiede, mostra, trasporta,stampa, registra oggetti che contiengono quanto specificato al § 1 o che contengono simboli fascisti, comunisti o di altri totalitarismi”, introdotto dal Legislatore nel 2009 é quello senza dubbio quello piú controverso dal punto di vista giuridico. La sua formulazione, che per la prima volta associa simboli fascisti a quelli comunisti e ad altri di non ben identificati totalitarsmi vuole colpire addiritura la sfera personale del mero possesso (fatte salve gli usi consentiti dal comma tre) anche se non in collegamento al comma uno, partendo dal presupposto che chi detiene o scambia lo fa per promuovere sistemi totalitari o inciti l’odio.
Il comma tre dell’articolo 256 “non commette reato di cui al § 2, se è il fatto viene compiuto a fine artistico, educativo, collezionistico o scientifico”, voleva rappresentare una sorta di clausola di esclusione al severo comma due cha andava ad integrare l’originario comma uno dell’Articolo 256.
Al di fuori del tecnicismo giuridico sembra che il legislatore (secondo quanto affermato dal Tribunale Costituzionale) abbia voluto mettere sullo stesso piano la criminalizzazione nella promozione di regimi di estrema destra o fascisti e comunisti. Esiste in questo caso una contraddizione evidente: Il comma uno dell’art. 256 del Codice Penale si riferisce soltanto a comportamenti di chi o istighi all’odio basato sulla nazionalitá, l’etnia, la razza, la religione (tipici dell’ultradestra) e non alla lotta di classe che potrebbe portare (come da tradizione comunista).
Per concludere la previsione del comma due dell’Art. 256 del Codice Penale é impreciso, poco chiaro ed incorretto e non applicabile per sanzioni penali. I giornalisti nostrani dovrebbero avere l’umiltá e la pazienza dell’informazione fattuale e non la scorciatoia facile ma poco edificante della propaganda.
Per la redazione di questo articolo mi sono basato su fonti giuridiche certe e di altre fonti informative di media polacchi ed internazionali che diversamente da quanto avvenuto in Italia, hanno seguito la vicenda in tutta la sua evoluzione.

 

 

 

 

 

 

RIFERIMENTI GIURIDICI
Art. 256 (1) Chiunque promuove pubblicamente il fascismo o un sistema totalitario o istighi all’odio basato sulla nazionalitá, l’etnia, la razza, la religione, indipendentemente dalla denominazione, é soggetto ad una sanzione penale o alla reclusione fino a 2 anni § 1. Kto publicznie propaguje faszystowski lub inny totalitarny ustrój państwa lub nawołuje do nienawiści na tle różnic narodowościowych, etnicznych, rasowych, wyznaniowych albo ze względu na bezwyznaniowość, podlega grzywnie, karze ograniczenia wolności albo pozbawienia wolności do lat 2.

Art. 256 (2) La stessa sanzione può essere inflitta a chi con intento di diffondere produce, conserva, importa, immagazina, possiede, mostra, trasporta,stampa, registra oggetti che contiengono quanto specificato al § 1 o che contengono simboli fascisti, comunisti o di altri totalitarismi. § 2. Tej samej karze podlega, kto w celu rozpowszechniania produkuje, utrwala lub sprowadza, nabywa, przechowuje, posiada, prezentuje, przewozi lub przesyła druk, nagranie lub inny przedmiot, zawierające treść określoną w § 1 albo będące nośnikiem symboliki faszystowskiej, komunistycznej lub innej totalitarnej.
Art. 256 (3) § 3 non commette reato di cui al § 2, se è il fatto viene compiuto a fine artistico, educativo, collezionistico o scientifico. § 3. Nie popełnia przestępstwa sprawca czynu zabronionego określonego w § 2, jeżeli dopuścił się tego czynu w ramach działalności artystycznej, edukacyjnej, kolekcjonerskiej lub naukowej.
Art. 256 (4) § 4 In caso di condanna per il reato specificato nel § 2, il tribunale ordina la confisca dei beni di cui al § 2, anche non costituisce di proprietà del colpevole. § 4. W razie skazania za przestępstwo określone w § 2 sąd orzeka przepadek przedmiotów, o których mowa w § 2, chociażby nie stanowiły własności sprawcy.
Pronuncia del Tribunale Costituzionale Polacco 60/6/A/2011 del 19 luglio 2011 (Ref. No. K 11/10*) Versione integrale della sentenza é disponibile in lingua inglese
Art. 2 Costituzione Repubblica di Polonia La Repubblica Polacca è uno stato democratico di
diritto che realizza i principi di giustizia sociale.
Art. 31 Costituzione Repubblica di Polonia § 1. La libertá é soggetta a tutela giuridica
§ 2. Tutti sono obbligati a rispettare la libertà e i
diritti altrui. A nessuno è permesso costringere
l’adempimento di ciò che non è imposto dalla
legge.
§ 3. Le limitazioni al godimento della libertà e dei
diritti costituzionali possono essere disposte solo
dalla legge e soltanto qualora sia necessario, in
uno Stato democratico, per la sua sicurezza o per
l’ordine pubblico, ovvero per la difesa
dell’ambiente, della salute e della morale pubblica,
della libertà e dei diritti delle altre persone. Tali
limitazioni non possono violare l’essenza della
libertà e dei diritti.
Art. 42 Costituzione Repubblica di Polonia § 1. È soggetto a responsabilità penale chi ha
commesso un’azione vietata
da una legge in vigore al tempo del suo
compimento. Tale principio non costituisce
ostacolo per la punizione delle azioni costituenti
reato, al momento del compimento, secondo la
legge internazionale.
§ 2. Colui, contro il quale è in atto un
procedimento penale, ha diritto alla difesa in tutti
gli stadi del procedimento. Può, in particolare,
scegliere il difensore o, nei casi previsti dalla
legge, godere della difesa d’ufficio.
§ 3 Ciascuno è considerato innocente fino al
momento in cui la sua colpevolezza non è
dichiarata da una sentenza definitiva della corte.
Art. 54 Costituzione Repubblica di Polonia § 1 Ad ognuno si assicurano la libertà di
espressione delle proprie opinioni nonché di
acquisizione e divulgazione di informazioni.

§ 2 La censura preventiva dei mezzi di
comunicazione sociale nonché la concessione di
autorizzazioni alla stampa sono vietate. La legge
può introdurre l’obbligo di conseguire la previa
autorizzazione alla conduzione di stazioni radio o
televisive.

FONTI GIORNALISTICHE
DATA FONTE LINK
19 luglio 2011 Lewica.pl (portale di informazione della sinistra polacca) http://lewica.pl/?id=24878

18 agosto 2011 Portale del Partito Comunista di Scozia http://www.scottishcommunists.org.uk/communist-news/ban-of-communist-symbols-in-poland-ruled-unlawful

28 novembre 2011 Corriere della Sera http://www.corriere.it/esteri/09_novembre_27/polonia-simboli-comunisti-francesco-tortora_391878b8-db58-11de-abc5-00144f02aabc.shtml

05 marzo 2012 Portale del movimento marxista-leninista polacco http://www.1917.net.pl/node/7943

04 giugno 2012 Rzeczpolita (quotidiano polacco di orientamento liberal-conservatore) http://prawo.rp.pl/artykul/886671.html

 

 

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