La Via Maestra

Costituzione la via maestraIl 12 ottobre si e' svolta a Roma la manifestazione "la Via Maesta". La manifestazione e' stata, come da programma, fortemente oscurata dai media, pur avendo registrato una massiccia partecipazione (le stime parlano di 50-60 mila partecipanti).
Per tale motivo vi invitiamo a rivedere i video salienti della giornata su questo link e a diffonderli tra i vostri contatti il piu' possibile.
Di seguito una breve riflessione sulla manifestazione da parte di uno dei tanti partecipanti
di Francesco Galofaro.
Poiché i tg notturni hanno "omesso" di parlare della manifestazione di ieri, ho deciso di raccontarvela. Ero anch'io a Roma a difendere la Costituzione dalla riscrittura governativa. RaiNews 24, che un tempo era una testata corretta, ci ha donato solo 20 secondi di Rodotà, evitando accuratamente di inquadrare piazza del Popolo, piena com'era di bandiere rosse rifondarole e della FIOM, né quelle variopinte di altre associazioni e soggetti politici, per dimostrare i loro teoremi: (i) non esiste opposizione possibile né credibile né fondata alle larghe intese e (ii) il dibattito a sinistra coincide col polveroso, inconsistente casting congressuale del PD. Ogni manifestazione, nel mondo reale, comincia con sveglie ad orari antelucani e lunghi viaggi della speranza in bus. Non si va in manifestazione da soli in Eurostar : la costituzione dei manifestanti in attore collettivo comincia coll'armonizzare le rispettive funzioni d'onda cerebrali aggiornando il giudizio politico alle vite rispettive. E passando il tempo a salutare a pugno chiuso i pullman di congreghe religiose sorpresi nel sorpasso. La manifestazione ha un che di elastico: scendere e risalire un fiume di persone, incontrare con piacere i compagni che non vedi da tempo, in un continuo ritrovarsi e di lasciarsi ancora. La propria identità politica si riconnette a una dimensione preindividuale: la grande massa delle tue bandiere si mescola con quelle altrui. I canti e gli slogan attirano l'attenzione dei residenti affacciati alle finestre, e le fotografie divertite dei turisti orientali.
E' valsa la pena di ascoltare Zagrebelski, la voce melliflua che ricorda piacevoli sonnellini universitari; si sopportano volentieri anche le chiarine dissonanti della sinistra catodica, i Padellaro, i Travaglio, gente che vive nei sacri studi televisivi e non conosce più il Paese. E van bene anche gli imitatori di De André e Rino Gaetano al massimo del volume, che fan cantare i giovinotti e ballare le ragazze. Dal palco, ringraziamenti tardivi a Rifondazione arrivano a colmare una "lacuna" nell'elenco delle soggettività politiche presenti, e a calmare la mia personalissima stizza. Landini è il grande assente dei servizi giornalistici: è lui il vero pericolo. Landini racconta finalmente il Paese reale, afflitto dalla disoccupazione non solo giovanile, dal precariato, dalla de-industrializzazione, dalla sostituzione della democrazia con le esigenze del capitale finanziario. Il tentativo di smantellare la cultura del lavoro presupposta dalla Costituzione non ha cambiato di una virgola la situazione. Si intravede così una sinistra che riconnette il popolo, la cultura del lavoro e una avanguardia intellettuale un po' dispersa e disorganica. Una minaccia che il potere deve prevenire. Gli Italiani non vengano a saperlo! Il grande malato è in preda a ciarlatani di nome Letta e Alfano che lo curano a base di salassi e di mignatte di nome Riva e Marchionne. E non è vero che l'alternativa è "destreggiarsi" nel populismo di un comico inacidito e di un pubblicitario paranoide. L'alternativa c'è: svegliarsi, e abolire la rassegnazione.
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