La nuova internazionale nera

Colloquio con Guido Caldiron di Giacomo Russo Spena Guido Caldiron, il tuo libro “Estrema destra” – appena uscito per la Newton Compton (469 pp, 9,90 euro) [Leggi un estratto: L’omofobia e le piazze nere]- è un’antologia e attenta mappatura dei nuovi fascisti in Occidente. Oltre a focalizzarti sui gruppi neofascisti in senso stretto e nostalgici, analizzi la trasformazione nella società d’oggi di alcune politiche e pratiche razziste e xenofobe soffermandoti sull’humus culturale in cui si generano. Si può parlare di normalizzazione e sdoganamento di alcuni temi in una chiave più populistica e moderna? Una delle caratteristiche della “nuova estrema destra” è l’aver saputo imporre nel dibattito pubblico varie proposte radicali senza ricorrere ad argomenti apertamente razzisti o nostalgici del passato. Nel corso dell'ultimo decennio - data simbolo di partenza è l’11 settembre - si è assistito allo sviluppo di potenti movimenti populisti di destra che prendendo completamente le distanze dal repertorio neofascista o neonazista hanno saputo costruire un vocabolario politico dell'intolleranza e del pregiudizio che è stato accettato dalla società: il nuovo razzismo, che si traveste da difesa della democrazia dalla "minaccia" islamica, da protezione del welfare per gli autoctoni contro "i costi" dell'immigrazione o, come si è visto di recente in Francia, da baluardo della famiglia tradizionale contro i diritti di gay e lesbiche, ha imposto così nei fatti una vera e propria normalizzazione di idee che in realtà si basano sull'odio e il disprezzo dell'"altro". All'ombra di questo fenomeno di massa, rispuntano poi anche i gruppi apertamente neofascisti o neonazisti. Il libro descrive entrambi i percorsi delle estreme destre attuali: quello che punta al riconoscimento pubblico e alla legittimazione politica e quello che continua ad incarnare soprattutto gli aspetti identitari e di riproposizione della cultura che deriva direttamente dalle pagine più buie del Novecento.
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