Il partigiano greco non invita a cena la Merkel

Rilanciamo un articolo del sempre ottimo Checchino Antonini http://popoff.globalist.it/Secure/Detail_News_Display?ID=36864&typeb=0 «Le violazioni del diritto internazionale e dei principi umani di onore e la morale portano con sé il pericolo di ripetere fenomeni che hanno messo a fuoco e sangue l'Europa. Il riconoscimento dei crimini nazisti è una garanzia che tali mostruosità elementari non si ripetano in futuro». Manolis Glezos, 90 anni, è il simbolo vivente della resistenza contro l'occupazione nazista. Il 30 maggio 1941 è stato uno dei due giovani che avevano rubato la grande bandiera nazista che sventolava sull'Acropoli. Condannato a morte diverse volte durante e dopo la guerra civile, Glezos ha trascorso un totale di 11 anni di prigione. Oggi è membro di Syriza (Coalizione della sinistra radicale). Citatissima - non certo con toni lusinghieri - durante le manifestazioni o agli Europei 2012 durante Germania-Grecia, accostata ad Adolf Hitler dalla stampa ellenica, Angela Merkel volerà domani, 9 ottobre, proprio ad Atene. Il suo ministro degli Esteri, Westerwelle, fa sapere che sarebbe un segno di "rispetto" e "riconoscenza" ma i greci, da tre anni sottoposti a un cura di austerity durissima e a una tutela internazionale sempre più serrata, sanno che la Cancelliera è la portavoce di chi ha tagliato loro stipendi, posti di lavoro e pensioni suggerendo ai tabloid un ritratto infame di un popolo additato come bugiardo, pigro e ladro anziché sofffocato da una recessione che dura ormai da cinque anni. Glezos sarà tra i greci che non intendono «invitare a cena la Cancelliera», piuttosto vorrebbe portarla a visitare il Campo di tiro Kaisariani «perché veda ancora, 67 anni dopo la fine della guerra, che l'erba non cresce dove è stato versato tanto sangue. La terra non dimentica. Così, anche gli uomini non hanno il diritto di dimenticare». La memoria del partigiano va al 1953 quando la Grecia si unì all'Europa nella sospensione dei pagamenti del debito tedesco contribuendo allo sviluppo e la ricostruzione della Germania. «E' il momento di unire le nostre voci: il presidente della Linke, Rixinger, le ha chiesto di ascoltare le voci di coloro che si oppongono ai tagli selvaggi che minacciano di approfondire la polarizzazione del paese e ha avvertito che la Grecia è sull'orlo di una catastrofe umanitaria. Stiamo già pagando questa distorsione nel mio paese con l'avvento della Golden Dawn. Abbiamo intenzione di stare a guardare? Allora sarà troppo tardi non solo per la Grecia, ma per l'Europa nel suo insieme». Quando Papandreu, il premier socialista greco, ammette nell'ottobre 2009 l'esistenza di un debito che prima la destra al governo aveva nascosto, la Grecia poteva essere salvata abbastanza facilmente. Bastavano alcune decine di miliardi di euro (si è scritto 50 miliardi a novembre 2009). Il rifiuto dei paesi europei e della Bce di intervenire immediatamente in aiuto della Grecia ha aperto la strada alla speculazione finanziaria che ha fatto schizzare in alto il debito. Quando gli Stati della Ue hanno aperto i cordoni della borsa hanno prestato un po' di soldi alla Grecia al 5% di interesse - in cambio di tagli draconiani alla spesa pubblica. Questo ha aggravato la recessione. Nel frattempo la Grecia doveva pagare anche il 15% di interessi alle finanziarie che gli compravano i titoli di stato. Per farlo tagliava welfare, pensioni, licenziava e privatizzava. La recessione si è così aggravata e attraverso la speculazione, i soldi dei lavoratori greci sono finiti direttamente nelle tasche delle banche e delle finanziarie. Oggi, dopo cinque anni di recessione, oltre il 90% dei prestiti che le istituzioni internazionali danno alla Grecia - in cambio di politiche di austerità - finiscono a pagare gli interessi sui debiti contratti. Tutto ciò motivato ovviamente con il fine dichiarato di «salvare la Grecia». Dopo tre anni di «cure» tedesche il debito greco è schizzato dal 129% al 180%, l'economia è in recessione pesantissima, la disoccupazione dilaga e un quarto dei bambini greci va a scuola con problemi di carenze alimentari. L'ultimo piano di «salvataggio» prevede che tra dieci anni la Grecia arrivi al 120% di rapporto debito/Pil, ossia al punto di partenza. Ma tutto sarà costato tredici anni di massacro sociale. Prima, la Grecia era un paese civile. Alla fine della cura, sarà un paese senza diritti, costretta a vendersi il Partenone e le isole per ripianare il debito. Intanto nei sondaggi Alba dorata, il partito neonazista, continua a crescere fino a sfiorare il 12%, molto più avanti del Pasok (7,5%) e altri piccoli partiti (sinistra Democratica, la Sel greca, 4%, 6% i comunisti). Syriza sarebbe in testa con il 30% seguita da Nuova Democrazia, con il 28%. Ma chi oserebbe dire ora che Alba dorata è solo fenomeno passeggero? Yorgos Mitralias, giornalista di sinistra greco, spiega a Popoff che si tratta di un fenomeno molto diverso dal Front National dei Le Pen o dai fiamminghi del Vlaams blok. «Alba dorata, molto radicata nella polizia, agisce pubblicamente con raid contro gli insediamenti di immigrati, rom e di minoranze nazionali (la Tracia turca), contro omosessuali e persone di sinistra. Gli attacchi si susseguono e i cadaveri si accumulano». Artemios Matheopoulos, bassista di una band organica ad Alba dorata, chiamata "Pogrom" scrive dei testi molto eloquenti che rivendicano i lager e promettono di pisciare sul Muro delle Lamentazioni. Human Rights Watch nel suo rapporto "Hate on the Streets" (L'odio per le strade), ha assodato che «le autorità nazionali, come anche l'Ue e la comunità internazionale nel suo complesso, paiono non voler vedere la violenza xenofoba che si sta scatenando in Grecia». Il ministro dell'ordine pubblico Nikos Dendias, prima di lanciare un blando allarme contro Alba dorata ha strepitato contro l'«invasione» straniera, «una bomba per le fondamenta della nostra società». Dendias aveva definito la presenza di stranieri sul territorio greco «un pericolo più preoccupante della crisi economica». A ogni latitudine aizzare al razzismo è una strategia per dirottare l'attenzione. Così i nazisti hanno potuto prendere il posto della polizia nel controllo dei documenti in un mercato all'aperto di Atene, il tutto ripreso con tanto di video pubblicato sul web. Le incursioni al mercato sono state salutate con favore dal sindacato dei venditori ambulanti, mentre il Governo aveva appoggiato la battaglia contro i venditori illegali accusati di danneggiare i mercanti greci.
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