Elezioni 2012 “Dino Calà: solidarietà generazionale e tra le comunità”

Continuiamo a pubblicare le interviste ai compagni candidati al prossimo turno di amministrative in Belgio. L’intervista e’ ripresa da Aurora (www.aurorainrete.org)

a cura di Roberto Galtieri

Quando Dino è arrivato in Belgio, a 13 anni, con i genitori, il padre lavorava alla fonderia “la BOEL”. All’età di14 anni anche Dino va a lavorare in officina. Esperienza, questa, che gli permette di continuare a perfezionare la meccanica e farne la sua professione. In seguito, con altri compagni, creano una cooperativa. Nel lavoro ha maturato la coscienza politica che l’ha portato a simpatizzare per il PCI. Poi, quando Occhetto sciolse il Pci, dopo un certo periodo ha aderito al PdCI. Dino Calà è tra i fondatori operai del CASI-UO (Centro d’Azione Sociale Italiana-Università Operaia).

“Non ho mai smesso di occuparmi di formazione: nell’officina prima, nella cooperativa poi; ora nel “centre de formation” dove ci sono sempre giovani di ogni nazionalità e provenienza cui insegna la meccanica ed altro per una inserzione nel mondo del lavoro”.

D. sono queste dunque le radici del tuo slogan sulla formazione?

R. la conoscenza mi ha permesso di emanciparmi, perché il sapere ti emancipa nella testa e quando il cuore batte forte contro le ingiustizie e per l’uguaglianza allora inizia la lotta politica. Senza formazione non si esprime con efficacia la propria cultura ed per i diseredati il sapere esprimere la propria cultura che viene negata e non basta l’alibi della scuola dell’obbligo. L’emancipazione é il primo passo verso condizioni di vita migliori sia materiali che sociali e culturali, con nuove capacità di solidarizzarsi con tutti gli sfruttati.

D. Perché la scelta di candidarti e perché nel PTB (Parti du Travail Belge)?

R. per esprimere la mia passione civile per cercare di difendere i nostri diritti, per essere presente nei luoghi dove si prendono decisioni che determinano il nostro presente e il nostro futuro. Ed anche per svegliare la comunità Italiana da un sonno politico retaggio del interdetto originale che un immigrato non può fare politica: la carenza allarmante delle iscrizioni sulle liste di elettori ne é la prova. Perché nel PTB? E’ chiaro che condivido l’ideale comunista e qui in Belgio il PTB é senz’altro il partito comunista meglio organizzato, soprattutto qui a Molenbeek. Durante la mia militanza ho incontrato dei militanti degni di ammirazione per il loro spirito combattivo, coerente, per la solidarietà espressa e per il loro internazionalismo. Poi perché è l’unico partito unitario in Belgio. Con loro la solidarietà é palpabile.

D. Hai sempre parlato di solidarietà tra le comunità che a Molenbeek è questione particolarmente sentita; come riesci a mettere insieme questo obiettivo con la continua insicurezza dovuta alla microcriminalità che soffrono moltissimi cittadini di Molenbeek ?

R. Non ci sono ricette o slogan che possano risolvere problemi così vasti. Certo è che con l’aggravarsi della crisi e la conseguente fortissimo aumento della disoccupazione qui a Molenbeek ha visto aumentare l’insicurezza in molti cittadini. Allora dobbiamo partire proprio da questo elemento e affermare che solo il progresso sociale assicura rispetto reciproco e sicurezza.

D. concretamente da dove e come pensi di affrontare la situazione?

R. Per esempio dal garantire che il CPAS di Molenbeek sia maggiormente finanziato e che vi sia al suo interno una redistribuzione solidale della risorse tra le comunità. Questo sia per quanto riguarda il problema casa, e cioè la gestione degli alloggi popolari, sia le indennità sociali, dalla disoccupazione. Philippe Moureaux, per esempio, ha voglia di dire che sotto la sua gestione tutto va bene. Intanto, essendo membro del gruppo dirigente di massimo livello del PS, è oggettivamente corresponsabile dei tagli alle spese sociali effettuati del governo Di Rupo. Poi la sua gestione non è tra le più trasparenti, anche se le responsabilità sono da ripartirsi tra i suoi échevin.

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