Dibattito nel PRC

Il 4 Dicembre prossimo potrebbe essere una data importante in quanto, se il fronte del NO al referendum costituzionale dovesse risultare vittorioso, si potrebbe prospettare una ridimensionamento/caduta del Governo Renzi con possibile chiamata al voto per gli italiani in tempi brevi. E’ giunto quindi il momento per il PRC di cogliere l’occasione e prepararsi per una possibile  corsa elettorale, stabilendo le priorità e delineando prima possibile un programma politico fondato sulla lotta al libero mercato, indicando come punto fondamentale l’eliminazione del vincolo che rende illegittimi gli aiuti di stato alle aziende locali rendendo di nuovo possibile la discussione di un piano industriale a medio-lungo termine.

Un programma politico in cui sia centrale il cambiamento delle Istituzioni Europee, a partire dal proporre la BCE come prestatore di ultima istanza per finire col far rispettare alla Germania il vincolo del surplus commerciale, perché se questa clausola è stata voluta era con le intenzioni di pareggiare gli squilibri che una moneta unica forte avrebbe portato all’interno dell’Eurozona. Un programma politico di durezza verso le grandi multinazionali che intendono evadere il fisco e chiara verso le banche, che scinda in modo netto le aziende che investono nell’economia reale da quelle che speculano sui mercati finanziari.

L’obiettivo è un ritorno prepotente dello Stato nell’economia, che dovrà saper premiare chi investe seguendo le regole, aiutare chi soffre e mandare in galera chi crea buchi di bilancio che mettono a rischio posti di lavoro.Se tutto ciò ci sarà negato, se ciò che era normale venti anni fa non può più esserlo ora, allora sarà messa in dubbio la permanenza stessa dell’Italia nell’Eurozona, perché la non politica imposta dalle logiche della globalizzazione rappresenta l’asso nella manica giocato dalle Élite finanziarie per distruggere il Sindacato, i partiti, i Governi e di conseguenza la discussione politica e la sovranità popolare.

Il Sindacato e il Partito non hanno, come spesso si legge, abbandonato i lavoratori e i cittadini, ma sono semplicemente resi inermi da logiche che con la politica non hanno niente a che fare, ed è per questo che oggi come ieri è importante militare, riflettere e agire, per dimostrare che gli argini costruiti per limitarci non sono abbastanza forti, per dimostrare che il castello di carte dorate che la finanza si è costruito, sta in piedi finché ne abbiamo voglia noi.

Il PRC ha ora il dovere storico di dimostrare di esserci nella battaglia politica che potrà scaturire dal referendum costituzionale, portando una linea dura e decisa, ma soprattutto coraggiosa, che rifletta i bisogni dei cittadini e che ne rappresenti le idee nelle istituzioni nazionali e sovranazionali, facendo un piccolo ma determinato passo verso un un modello socialista che sappia di nuovo rendere il popolo protagonista e artefice del proprio destino.

Alessandro Scolozzi

 

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