Consigli di lettura di Febbraio 2013

image005revel “Grandville mon amour”
La seconda avventura dll’ispettore LeBrock nel fantapassato scaturito dalle visioni di Bryan Talbot. All’inseguimento di Mad Dog, ribelle sanguinario, LeBrock si ritrova di nuovo a Grandville, a indagare su una catena di omicidi compiuti nell’ambiente della prostitute d’alto bordo. Intrighi, suspence e colpi di scena condurranno alla sorprendente conclusione. Perché la realtà, come la fantasia, non è mai ciò che sembra…
Bryan Talbot (Wigan, Lancashire, 1952) è uno dei più importanti autori completi di fumetti del Regno Unito. Ha iniziato a pubblicare le sue illustrazioni nel 1969, sul magazine della Società Tolkieniana inglese, e successivamente ha lavorato sulle principali riviste della scena a fumetti underground britannica. Il suo lavoro ha contribuito alla nascita del fumetto britannico di spessore, influenzando e fornendo ispirazione a numerosi atristi come Alan Moore, Neil Gaiman e Grant Morrison (per citarne alcuni), che daranno vita, tra gli anni ’80 e gli anni ’90, a quella che fu conosciuta come l'”invasione britannica” del fumetto americano. Nel 1978, sul magazine “Near Myths”, appare il primo episodio dell’acclamata serie Le Avventure di Luther Arkwright, che verrà pubblicata in svariati anni e differenti vesti editoriali, e che rappresenta uno dei primi esempi di graphic novel britannica. Nel frattempo, fino alla metà degli anni Ottanta, Talbot inizia a lavorare per la rivista 2000 AD, per la quale realizza tre differenti serie di Nemesis the Warlock, e diverse storie di Slàine eJudge Dredd. Negli anni Novanta, Talbot inizia a lavorare per gli Stati Uniti, principalmente per la DC Comics, realizzando svariati numeri di Hellblazer, Sandman e Batman. Nello stesso periodo, per l’editore Dark Horse (che aveva già pubblicato la raccolta in volume di Luther Arkwright) realizza testi e tavole della graphic novel La Storia di un Topo Cattivo, che tratta di abusi sui minori, recentemente ripubblicata in volume in Italia dall’editore Comma 22. Sempre negli anni Novanta, collabora con Tom Veitch (The Nazz) e con suo fratello Rick Veitch (Teknophage). Tra la fine degli anni 90 e oggi, ha lavorato sulla serie-culto Fables di Bill Willingham, e ha realizzato lo spin-off di Sandman I due Ragazzi Morti Detective. Ha anche ripreso in mano l’universo di Luther Arkwright, realizzando nel 1999, sempre per Dark Horse, il sequelCuore dell’Impero (pubblicato in Italia in 2 volumi sempre da Comma 22, editore di riferimento per le pubblicazioni di Bryan Talbot). Nel 2007, ha pubblicato l’ambiziosa graphic novel Alice in Sunderland, che esplora le connessioni tra Lewis Carrol, Alice Liddel e le regioni britanniche del Sunderland e del Wearside. Anche questo volume è uscito in Italia con il marchio Comma 22, così come la ristampa delle Avventure di Luther Arkwright, raccolta nel 2009 dall’editore bolognese in un volume cartonato di grande formato. Tra i lavori più recenti del poliedrico autore britannico, va ricordato Cherubs – Paradise Lost, pubblicato nel 2007 e ancora inedito in Italia. Nel 2009 Daerk Horse pubblica la prima graphic nove di Grandville, tradotto un anno più tardi sempre da Comma 22. L’albo, ambientato in un’Europa steampunk e popolato da animali antropomorfi, è il primo di una collana di 4-5 graphic novel, delle quali Comma 22 sta per pubblicare la seconda, dal titolo Grandville Mon Amour.
Marco Revelli “Finale di partito”
La crisi dei tradizionali partiti politici è ormai conclamata, e rischia di contagiare le stesse istituzioni democratiche. Secondo i piú recenti sondaggi, meno del cinque per cento degli italiani ha fiducia nei partiti politici, poco piú del dieci per cento nel Parlamento. Particolarmente evidente in Italia, il fenomeno è tuttavia generale: ovunque i «contenitori politici» novecenteschi stentano a conservare il consenso. E ovunque cresce un senso di fastidio verso quella che viene considerata una «oligarchia», separata dal proprio popolo e portatrice di privilegi ingiustificati. È importante misurare le dimensioni del fenomeno e interrogarsi sulle cause del tracollo della forma partito e sul futuro della rappresentanza politica nello scenario di una trasformazione «epocale» dalla società industriale a quella post-industriale. A ben guardare l’esplosione dei partiti si ricollega, seppure in una congiuntura temporale apparentemente sfasata, al superamento dell’organizzazione produttiva «fordista» massificata e all’affermarsi di nuove forme organizzative leggere. Facendo i conti, in modo drammatico, con la stessa insostenibilità dei costi crescenti che la macchina d’impresa novecentesca ha indotto. Con una domanda finale: è possibile la democrazia «oltre» i partiti?
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